Gli spezzoni di un cinegiornale d'epoca tipo "Mondo libero" (il nome dice già tutto!) erano quanto di più conformista e qualunquistico si potesse immaginare, capaci di far sembrare anche Giovannino Guareschi (che in fondo lavorava su materiale affine) più stupido di quel che in realtà fosse. Il lavoro di Pasolini, perciò, era stato un vero e proprio corpo a corpo con le immagini, nel tentativo di far esprimere loro quello che avrebbero potuto esprimere, ove fossero capitate in mano a un poeta.
Il "visto da destra" e il "visto da sinistra" che a un certo punto fu la grande trovata del produttore, era dunque già all'opera: viste "da destra" erano le immagini del cinegiornale, con i loro consueti commenti pieni di ironia idiota - viste "da sinistra" erano le stesse immagini, che diventavano un'altra cosa, restituite alla loro verità.
mercoledì 25 febbraio 2009
lunedì 23 febbraio 2009
il dubbio
Il dubbio sembra un film girato quarant'anni fa, con tutti gli stereotipi del cinema teatrale, come allora si pensava dovesse essere fatto, per nascondere il fatto che lo fosse. Per esempio: se c'è una scena lunga di dialogo, farla cominciare (o proseguirla) in esterni, così sembra più "cinema"; oppure, sottolineare i momenti culminanti con effetti "filmici" (qui, improvvisi temporali, con tuoni e pioggia; lampadine che saltano; la nevicata di piume che illustra la predica di padre Brendan)...
Meryl Streep, poi, sembra il diavolo.
Insopportabile.
Meryl Streep, poi, sembra il diavolo.
Insopportabile.
mercoledì 18 febbraio 2009
Benjamin Button
All'inizio di Benjamin Button (siamo nel 1918), un orologiaio cieco istalla nella stazione di New Orleans un orologio le cui lancette, tra la sorpresa generale, girano all'indietro. Invenzione di cui l'autore è il primo a percepire la stranezza, adducendo a sua scusante il sogno d'un rovesciamento del tempo che magari permetterebbe la resurrezione e il ritorno dei soldati (uno è suo figlio) appena caduti in Europa nella Grande Guerra: sogno che il cinema realizza, proiettando all'indietro le scene d'una battaglia, durante la quale i combattenti, correndo in un assalto a ritroso, si rialzano dopo essere stati colpiti, tornano a vivere dopo che sono morti.
Ma si tratta appunto d'un sogno, di una fantasia, di uno scenario immaginario, suggerito dal dolore lancinante per una perdita contro natura: un padre che sopravvive al figlio. Quando il rovesciamento temporale si realizza effettivamente, con la nascita d'un bambino vecchissimo, Benjamin, destinato non a morire presto, come credono i medici, ma a ringiovanire man mano che il tempo passa, fino a tornare bambino sul serio, il paradosso mostra tutta la sua spaventosa efferatezza: la morte allora porterà via un bambino, cullato tra le braccia d'una moglie che assume le sembianze d'una madre.
L'orologio che gira all'indietro, nel frattempo è stato disattivato, sostituito da uno moderno, elettronico. Il magazzino in cui stava a prendere polvere è invaso dall'acqua dell'uragano Katrina. Catastrofe, Titanic del tempo.
Ma si tratta appunto d'un sogno, di una fantasia, di uno scenario immaginario, suggerito dal dolore lancinante per una perdita contro natura: un padre che sopravvive al figlio. Quando il rovesciamento temporale si realizza effettivamente, con la nascita d'un bambino vecchissimo, Benjamin, destinato non a morire presto, come credono i medici, ma a ringiovanire man mano che il tempo passa, fino a tornare bambino sul serio, il paradosso mostra tutta la sua spaventosa efferatezza: la morte allora porterà via un bambino, cullato tra le braccia d'una moglie che assume le sembianze d'una madre.
L'orologio che gira all'indietro, nel frattempo è stato disattivato, sostituito da uno moderno, elettronico. Il magazzino in cui stava a prendere polvere è invaso dall'acqua dell'uragano Katrina. Catastrofe, Titanic del tempo.
domenica 15 febbraio 2009
Katyn
Katyn non è un film "bello". O meglio, lo è, per ragioni non principalmente "estetiche". E' uno di quei film girati sulla propria pelle, dedicato "ai miei genitori" (uno dei quali, il padre, ucciso nel 1940, proprio in quella strage) da un regista ultraottantenne.
E' un film che Wajda non avrebbe mai immaginato di poter girare, fino una ventina di anni fa, quando non il socialismo, ma la sua menzogna, sembrava dovesse durare in eterno, come il Reich millenario.
Film che lascia annichiliti, mostrando come la storia non implichi affatto il monopolio della verità, ma si possa manipolare secondo le convenienze dei potenti del momento. Di più: se infine alla verità si riesce ad approdare, questo avviene perché arriva il momento in cui la verità conviene (ai nuovi potenti) - ma allora, che sia la verità è questione secondaria, salvo, forse, per chi ha vissuto tutta la propria vita nella speranza di poterla dire, un giorno.
E' un film che Wajda non avrebbe mai immaginato di poter girare, fino una ventina di anni fa, quando non il socialismo, ma la sua menzogna, sembrava dovesse durare in eterno, come il Reich millenario.
Film che lascia annichiliti, mostrando come la storia non implichi affatto il monopolio della verità, ma si possa manipolare secondo le convenienze dei potenti del momento. Di più: se infine alla verità si riesce ad approdare, questo avviene perché arriva il momento in cui la verità conviene (ai nuovi potenti) - ma allora, che sia la verità è questione secondaria, salvo, forse, per chi ha vissuto tutta la propria vita nella speranza di poterla dire, un giorno.
giovedì 12 febbraio 2009
fine-vita
"La morte è una cosa naturale (come la vita)": suona buffo dover constatare che questa cosa "ovvia", oggi non è più vera per niente. La morte si può "rimandare" quasi indefinitamente, in certi casi - ma questo non significa che, nell'attesa, si possa dire di "vivere".
In effetti mancano ancora le parole per definire questo stadio intermedio, che non è più vita e non è ancora morte, e ciò è naturale, data la novità della situazione. Dire che si tratta sempre di vita , è semplicistico - dire che ormai siamo di fronte a un "vegetale", è riduttivo. Si può parlare di "vita sospesa" come di "morte sospesa" - però mi sembra che "morte sospesa" fotografi meglio lo stato delle cose.
Non si tratta quindi di lasciar vivere, ma di lasciar morire. La vera inciviltà, la vera violenza, sta nel non lasciar morire.
In effetti mancano ancora le parole per definire questo stadio intermedio, che non è più vita e non è ancora morte, e ciò è naturale, data la novità della situazione. Dire che si tratta sempre di vita , è semplicistico - dire che ormai siamo di fronte a un "vegetale", è riduttivo. Si può parlare di "vita sospesa" come di "morte sospesa" - però mi sembra che "morte sospesa" fotografi meglio lo stato delle cose.
Non si tratta quindi di lasciar vivere, ma di lasciar morire. La vera inciviltà, la vera violenza, sta nel non lasciar morire.
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