Katyn non è un film "bello". O meglio, lo è, per ragioni non principalmente "estetiche". E' uno di quei film girati sulla propria pelle, dedicato "ai miei genitori" (uno dei quali, il padre, ucciso nel 1940, proprio in quella strage) da un regista ultraottantenne.
E' un film che Wajda non avrebbe mai immaginato di poter girare, fino una ventina di anni fa, quando non il socialismo, ma la sua menzogna, sembrava dovesse durare in eterno, come il Reich millenario.
Film che lascia annichiliti, mostrando come la storia non implichi affatto il monopolio della verità, ma si possa manipolare secondo le convenienze dei potenti del momento. Di più: se infine alla verità si riesce ad approdare, questo avviene perché arriva il momento in cui la verità conviene (ai nuovi potenti) - ma allora, che sia la verità è questione secondaria, salvo, forse, per chi ha vissuto tutta la propria vita nella speranza di poterla dire, un giorno.
domenica 15 febbraio 2009
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