domenica 29 marzo 2009

Teza.

Al regime feudale, paternalistico, di Haile Sellassié succede, in Etiopia, il potere soi-disant socialista di Menghistu.
L'esule Amberber torna al suo villaggio, con una laurea in medicina (conseguita in Germania) e una valigia piena di libri di Marx, Engels e Lenin, ma trova che nulla è cambiato, se non in peggio. In Teza, sembra che un fanatismo sanguinario sia l'inevitabile contro-faccia finto-rivoluzionaria del paternalismo feudale e dell'oppressione colonialista. D'altra parte la guerra esige anch'essa il suo tributo di sangue.
Naturalmente, c'è chi, ailleurs, tira le fila. Sembra, a un certo punto, che l'unica soluzione sia in un ritorno alle tradizioni tribali e familiari, a un ici supportato almeno da usanze millenarie, tra superstizioni e magia - ma il film, senza svolte consolatorie, ne propone anche un'altra: Amberber sostituisce il maestro di scuola scomparso. Forse occorre ricominciare dall'abc, senza fughe in avanti.

martedì 17 marzo 2009

ghiaccio, giungla

Che strano potere ha il cinema!
Siamo in una sala ben riscaldata o in poltrona, davanti al videoregistratore, in casa nostra, eppure un film come Frozen River ha non solo il potere di trasportarci sul confine tra il Quebec e lo stato di New York, lungo il fiume San Lorenzo ghiacciato, linea di separazione per disperati verso la terra del desiderio e dell'illusione, ma ci fa anche sentire freddo.
Se sullo schermo c'è ghiaccio, i corpi degli attori non sono sullo schermo, ma in mezzo al ghiaccio, e noi sentiamo freddo per loro.
Allo stesso modo, i corpi del Che e quelli dei guerriglieri, nel film di Soderberg, non sono sullo schermo, ma immersi nel fondo buio della giungla, con lampi di luce, tra fogliame e pulviscolo.
Eppure, certo, il cinema è un linguaggio ecc. ecc. Il montaggio ecc. ecc.

essere ebreo

Che significa "essere ebreo"? La domanda si impone, vedendo il più recente film di Gitai (Plus tard tu comprendra). E viene in mente la risposta che dava Franco Fortini, pseudonimo di Franco Lattes, filmato da Straub e Huillet: "La qualità di ebreo si perde e si acquista".

giovedì 12 marzo 2009

Césarée/Duras

Il parlato della Duras è come una musica: Césarée-Cesarea-Césarée...Parla degli amanti del Tempio, senza mai nominarli, come nel "Dialogo di Roma", mentre le immagini mostrano tutt'altro. Ma è veramente tutt'altro?
Parlato (mai "commento parlato"!) e immagini, entrano in un rapporto sottile, non immediato, che occorre sempre scoprire.

Come il rapporto tra il grido dell'uomo disperato e solitario che lasciò l'impronta delle sue mani (le mani negative) sulle pareti delle caverne preistoriche e un camera-car per le strade di Parigi all'alba.

Come tra la disperazione e i fotogrammi neri dell'Homme atlantique.



lunedì 9 marzo 2009

Duras a Villa Medici.

Nel Dialogo di Roma , la Duras non solo riscontra l'impossibilità di filmare Roma, ma giunge a porsi la domanda radicale: Roma è davvero esistita? Le assicurano di si, ma lei sembra avere dei dubbi. Riferendosi a un'altra città, nell'84, sarà J.-C. Rousseau ad affermare perentoriamente che Venise n'existe pas.