Al regime feudale, paternalistico, di Haile Sellassié succede, in Etiopia, il potere soi-disant socialista di Menghistu.
L'esule Amberber torna al suo villaggio, con una laurea in medicina (conseguita in Germania) e una valigia piena di libri di Marx, Engels e Lenin, ma trova che nulla è cambiato, se non in peggio. In Teza, sembra che un fanatismo sanguinario sia l'inevitabile contro-faccia finto-rivoluzionaria del paternalismo feudale e dell'oppressione colonialista. D'altra parte la guerra esige anch'essa il suo tributo di sangue.
Naturalmente, c'è chi, ailleurs, tira le fila. Sembra, a un certo punto, che l'unica soluzione sia in un ritorno alle tradizioni tribali e familiari, a un ici supportato almeno da usanze millenarie, tra superstizioni e magia - ma il film, senza svolte consolatorie, ne propone anche un'altra: Amberber sostituisce il maestro di scuola scomparso. Forse occorre ricominciare dall'abc, senza fughe in avanti.
domenica 29 marzo 2009
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