Nel corso del convegno al cinema Aquila sul futurismo, non è stata data una risposta pienamente convincente (nè forse era possibile darla) alla questione della scarsi tà di opere cinematografiche direttamente riconducibili all'ambiente futurista, scarsità che risalta ancora di più se confrontata con la grande fioritura di opere appartenenti all'universo delle arti plastiche. Alcune cose però sono emerse.
Può apparire paradossale, ma i futuristi erano diffidenti nei confronti del cinema. Sul piano teorico, nel Manifesto relativo, Marinetti scrive cose molto interessanti, ma Boccioni, per esempio, detestava del cinema proprio l'aspetto "meccanico", il fatto che, una volta finito il film, ogni successiva proiezione era condannata alla riproposizione dell'identico.
Sono le stesse riserve di Bergson. Anche per lui, flusso, temporalità, movimento, velocità, acquistano nel cinema uno spiacevole sapore di meccanicità, si producono anche troppo facilmente. Sono anche le riserve di Artaud nei confronti del cinema, dopo l'iniziale entusiasmo. E pensare che Artaud, disperato e senza lavoro, aveva scritto una lettera a Marinetti (che credo non abbia mai risposto) proponendogli un paio di soggetti cinematografici...
In realtà i futuristi (Marinetti in testa) amavano soprattutto il circo, il music-hall, il varietà. Nelle serate futuriste si faceva casino, coinvolgendo il pubblico, fino alla rissa. Non era proprio il teatro della crudeltà, ma, se si vuole, il teatro della caciara. Comunque, veniva data più importanza alla performance rispetto al testo. Giustamente, Lista ha presentato, in quest'ambito, le esibizioni filmate di "danza serpentina" di Loie Fuller e delle sue imitatrici, dove il profilmico conta molto più del filmico.
Il Cinema (anche quello anti-letterario, anti-teatrale, anti-narrativo) come antitesi della Performance: forse era qui, per il Futurismo, la radice del problema.
sabato 4 aprile 2009
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