martedì 9 giugno 2009

AUTOMI DI LUCE

Il libro di Carlo Sini sugli automi, che ho letto recentemente, non solo è di grande interesse, ma apre preziose prospettive, a mio parere, anche in campo cinematografico.
In fondo, cosa diventano i corpi degli attori cinematografici, una volta effettuata la traslazione dal set al film, se non automi? Possiamo dire che sono AUTOMI DI LUCE, caratterizzati da alcuni elementi specifici:
1) estremo realismo. Imitano in modo perfetto il movimento e la voce, e danno l'illusione del volume (almeno nel cinema sonoro e a colori);
2) ci si rende conto che si tratta di automi solo quando ripetute visioni del film denunciano la ripetizione di gesti e parole (ciò che risultava insopportabile all'Artaud convertito all'anti-cinema);
3) nell'era elettronica, possono non aver bisogno di originali.
Sini aggiungerebbe probabilmente che anche per questo tipo di automi esiste un effetto retroattivo, per cui certe loro caratteristiche , ripetute, alla lunga influenzano l'attore, che finisce per diventare lui il Doppio dei suoi doppi.

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