Invece che verso la triste saggezza della vecchiaia, per fortuna Resnais evolve verso la felice follia dei grandi vecchi.
Inestirpabili herbes folles.
Il fantasma e la signora Muir.
martedì 23 giugno 2009
giovedì 11 giugno 2009
Gheddafi e il leone del deserto.
Visto che a Roma è arrivato Gheddafi, in alta uniforme e con la vecchia foto di Omar Mukhtar fatto prigioniero dagli italiani appiccicata sul petto, mi è venuta voglia di vedere Il leone del deserto, il film girato nell'80 da Mustapha Akkad. Film a suo tempo proibito, con la solita lungimiranza, dal governo italiano (alla cui testa mi pare allora ci fosse Andreotti), in quanto lesivo dell'onore del nostro esercito (che coda di paglia chilometrica!), ma ora facilmente vedibile su Internet.
Si tratta, in realtà, d'un film che fa proprio il punto di vista dei colonizzatori (Hollywood, grandi divi, battaglie spettacolari, agguati, inseguimenti, cattivi che - con poche eccezioni - più cattivi non potrebbero essere, eroe santificato, sequenze "commoventi"...), che esercitano un tardivo (e lucroso) mea culpa nei confronti dei colonizzati, ricavandone uno spettacolare polpettone.
Akkad era un regista e produttore di origini siriane, attivo a Hollywood. E' paradossale che sia morto a Bagdad (credo) in un attentato di Al Qaeda!
Si tratta, in realtà, d'un film che fa proprio il punto di vista dei colonizzatori (Hollywood, grandi divi, battaglie spettacolari, agguati, inseguimenti, cattivi che - con poche eccezioni - più cattivi non potrebbero essere, eroe santificato, sequenze "commoventi"...), che esercitano un tardivo (e lucroso) mea culpa nei confronti dei colonizzati, ricavandone uno spettacolare polpettone.
Akkad era un regista e produttore di origini siriane, attivo a Hollywood. E' paradossale che sia morto a Bagdad (credo) in un attentato di Al Qaeda!
martedì 9 giugno 2009
AUTOMI DI LUCE
Il libro di Carlo Sini sugli automi, che ho letto recentemente, non solo è di grande interesse, ma apre preziose prospettive, a mio parere, anche in campo cinematografico.
In fondo, cosa diventano i corpi degli attori cinematografici, una volta effettuata la traslazione dal set al film, se non automi? Possiamo dire che sono AUTOMI DI LUCE, caratterizzati da alcuni elementi specifici:
1) estremo realismo. Imitano in modo perfetto il movimento e la voce, e danno l'illusione del volume (almeno nel cinema sonoro e a colori);
2) ci si rende conto che si tratta di automi solo quando ripetute visioni del film denunciano la ripetizione di gesti e parole (ciò che risultava insopportabile all'Artaud convertito all'anti-cinema);
3) nell'era elettronica, possono non aver bisogno di originali.
Sini aggiungerebbe probabilmente che anche per questo tipo di automi esiste un effetto retroattivo, per cui certe loro caratteristiche , ripetute, alla lunga influenzano l'attore, che finisce per diventare lui il Doppio dei suoi doppi.
In fondo, cosa diventano i corpi degli attori cinematografici, una volta effettuata la traslazione dal set al film, se non automi? Possiamo dire che sono AUTOMI DI LUCE, caratterizzati da alcuni elementi specifici:
1) estremo realismo. Imitano in modo perfetto il movimento e la voce, e danno l'illusione del volume (almeno nel cinema sonoro e a colori);
2) ci si rende conto che si tratta di automi solo quando ripetute visioni del film denunciano la ripetizione di gesti e parole (ciò che risultava insopportabile all'Artaud convertito all'anti-cinema);
3) nell'era elettronica, possono non aver bisogno di originali.
Sini aggiungerebbe probabilmente che anche per questo tipo di automi esiste un effetto retroattivo, per cui certe loro caratteristiche , ripetute, alla lunga influenzano l'attore, che finisce per diventare lui il Doppio dei suoi doppi.
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