Riviste per caso in TV alcune vecchie comiche di Charlot.
Non si tratta solo di gag, di numeri d'avanspettacolo portati sullo schermo. Non si tratta solo di far ridere. No, c'è ben altro.
Chaplin inventa nuove figurazioni corporee. Per esempio, uscendo mezzo ubriaco da un pub, deve indossare il cappotto. Lo stesso deve fare un suo amico, altrettanto ubriaco. Bene, Charlot infila un braccio nella manica del cappotto dell'amico, e l'amico infila un braccio nel cappotto di Charlot. Ne nasce una strana creatura doppia, che se ne va per strada non con due cappotti, ma con un cappotto dalle maniche di colore diverso.
Altro esempio, da Il pellegrino: Charlot, evaso di prigione, è scambiato per un prete e accolto in casa da due parrocchiane; ma una vecchia conoscenza, un avanzo di galera, vuole derubarle. Il ladro cerca di aprire, con le mani, il cassetto in cui è custodito il denaro - Charlot, abbarbicato alla sua schiena, glielo richiude con i piedi. Si genera un corpo ibrido, con un incrocio mani-piedi, dove le mani sono quelle del ladro e i piedi quelli di Charlot, impegnati a compiere due attività contraddittorie, di cui l'una non fa che annullare l'altra, sullo stesso oggetto (il cassetto).
Non saprei dire, su due piedi (e neppure su due mani!), se è il genere comico del periodo muto a mostrare qui la capacità del corpo di assemblarsi in figure multiple, per poi decostruirle con naturalezza, come un nodo che si scioglie tirando uno dei capi d'un filo. Certamente è quanto riesce a fare Chaplin.
domenica 25 aprile 2010
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