giovedì 22 aprile 2010

fassbinder

Ho rivisto sere fa, sollecitato da certe dichiarazioni di Werner Schroeter (riportate dai giornali in occasione della sua morte), "Un anno con 13 lune" di Fassbinder. Dico rivisto, ma forse farei meglio a dire visto, dato che l'avevo quasi completamente dimenticato. Anzi, forse l'avevo rimosso, perché è un film sconvolgente.
Molto più di "Querelle", anche se Schroeter esagera a definire "di plastica" quest'ultimo film.
Cerco di capire perché, magari con l'aiuto di certi concetti deleuziani. "Un anno" è centrato sul divenire-donna di Erwin/Elvira (ruolo sostenuto da Volker Spengler), che è andato a cambiare sesso chirurgicamente a Casablanca e poi se ne è pentito. E' dunque un trans che, una volta realizzato il sogno di tutti i trans, vorrebbe tornare indietro - ma non tanto, dico io, perché rimpiange la sua condizione di uomo, quanto perché rimpiange appunto la sua condizione di trans.
Questo è dunque un film sulla condizione d'un (o d'una) trans? Neppure, perché Elvira non lo è più, benché vada a cercarsi un uomo in mezzo a un gruppo di omosessuali. Questi reagiscono male, quando si accorgono che quell'uomo è una donna - si sentono presi in giro, la picchiano... Malgrado tutto, restano legati a un'identità sessuale, solo in apparenza "trasgressiva".
Per Erwin/Elvira, invece,non c'è più ruolo tra i ruoli sessuali, benché ormai anatomicamente donna. In realtà, non c'è più posto al mondo.
La recitazione del monologo di Torquato Tasso rinchiuso in manicomio, nel dramma di Goethe,da parte di Erwin/Elvira, avviene in un altro luogo sconvolgente, ossia nel mattatoio dove vengono sgozzati i buoi, mentre il sangue cola dalle loro gole squarciate. Questo è forse il modo di Erwin per divenire-animale: un animale sgozzato, nell'indifferenza generale.

Nessun commento:

Posta un commento