<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-7655920613229554938</id><updated>2012-02-16T14:43:52.586+01:00</updated><title type='text'>Cinemaltro</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7655920613229554938/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Alessandro Cappabianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02665967768030699370</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_-p8nTiYD49o/S9S2Dh23TgI/AAAAAAAAAAs/C5l11q-jOvE/S220/blog.JPG'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>39</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7655920613229554938.post-7965713981171541431</id><published>2011-04-01T18:00:00.002+02:00</published><updated>2011-04-01T18:07:39.260+02:00</updated><title type='text'>blog filmcritica</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:130%;"&gt;segnalo che da aprile è attivo il blog di "Filmcritica", il cui indirizzo è:&lt;br /&gt;www.rivistafilmcritica.wordpress.com&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7655920613229554938-7965713981171541431?l=alessandrocappabianca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/feeds/7965713981171541431/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/2011/04/blog-filmcritica.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7655920613229554938/posts/default/7965713981171541431'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7655920613229554938/posts/default/7965713981171541431'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/2011/04/blog-filmcritica.html' title='blog filmcritica'/><author><name>Alessandro Cappabianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02665967768030699370</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_-p8nTiYD49o/S9S2Dh23TgI/AAAAAAAAAAs/C5l11q-jOvE/S220/blog.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7655920613229554938.post-3278292773222930084</id><published>2011-02-24T14:54:00.003+01:00</published><updated>2011-02-24T15:04:16.396+01:00</updated><title type='text'>il grinta</title><content type='html'>Ci sarà una ragione per cui, nel remake dei fratelli Coen, Jeff Bridges ha la benda sull'occhio destro, mentre nell'originale di Hathaway, John Wayne la portava sull'occhio sinistro?&lt;br /&gt;Magari è una ragione junghiana. Il western di Hathaway, malgrado la presenza d'un John Wayne appesantito (ma ancora vitale), era un western solare, l'occhio destro della macchina da presa aperto sul mondo. Quello dei Coen è un western notturno e funebre, visto con l'occhio sinistro.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7655920613229554938-3278292773222930084?l=alessandrocappabianca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/feeds/3278292773222930084/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/2011/02/il-grinta.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7655920613229554938/posts/default/3278292773222930084'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7655920613229554938/posts/default/3278292773222930084'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/2011/02/il-grinta.html' title='il grinta'/><author><name>Alessandro Cappabianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02665967768030699370</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_-p8nTiYD49o/S9S2Dh23TgI/AAAAAAAAAAs/C5l11q-jOvE/S220/blog.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7655920613229554938.post-5287823011335986467</id><published>2011-02-13T11:58:00.003+01:00</published><updated>2011-02-13T12:13:17.775+01:00</updated><title type='text'>Repubblica e Novella 2000.</title><content type='html'>Ho abbastanza anni per ricordarmi di quando "la Repubblica" non usciva il lunedi (come Il Manifesto)e sdegnava le frivolezze della pagina sportiva. Da allora, tante di quelle cose sono cambiate che uno, leggendo Repubblica,oggi può avere l'impressione di leggere Novella 2000. La colpa però non è di Repubblica: tutti i giornali ormai sono costretti a somigliare a Novella 2000. E' il degrado della politica,operato e imposto dal (cosiddetto) Palazzo: l'impero dello squallore, il genocidio della cultura.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7655920613229554938-5287823011335986467?l=alessandrocappabianca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/feeds/5287823011335986467/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/2011/02/repubblica-e-novella-2000.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7655920613229554938/posts/default/5287823011335986467'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7655920613229554938/posts/default/5287823011335986467'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/2011/02/repubblica-e-novella-2000.html' title='Repubblica e Novella 2000.'/><author><name>Alessandro Cappabianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02665967768030699370</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_-p8nTiYD49o/S9S2Dh23TgI/AAAAAAAAAAs/C5l11q-jOvE/S220/blog.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7655920613229554938.post-1554008116321191301</id><published>2011-01-31T21:08:00.000+01:00</published><updated>2011-01-31T21:11:09.944+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>BOARDWALK EMPIRE&lt;br /&gt;SEGRETI DI ATLANTIC CITY&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gran parte dello spessore di Boardwalk Empire (L’impero del crimine) , la nuova, magnifica serie televisiva HBO prodotta da Martin Scorsese (anche regista della puntata-pilota), si deve all’incrocio di due tipi di storie o racconti. Quanto a storie in realtà, come è tradizione delle serie televisive ben congegnate, ce ne sono molto più di due, corrispondenti a una pluralità di personaggi (Enoch “Nucky” Thompson, boss del contrabbando di alcolici ad Atlantic City negli anni ’20, sotto le spoglie di rispettabile uomo politico; Jimmy Darmody, ex eroe di guerra, ora killer al servizio di Nucky e suo braccio destro; Margaret Schroeder, emigrata dalla Germania, madre di due figli e in attesa di un terzo, in procinto di assurgere al ruolo di amante di Nucky; Nelson van Helsen, agente FBI e fanatico religioso, con attacchi di misticismo; ecc. ecc.).&lt;br /&gt;Le loro vicende si incrociano e si alternano secondo le modalità consuete alla fiction seriale TV. Insisto tuttavia nel parlare di due tipi di storie, o meglio, di due “racconti”: uno è il racconto (di genere) gangsteristico, attinente al proibizionismo degli anni ‘20 e alla formazione negli USA delle varie cupole criminali, legate anche alle ondate d’emigrazione (ebrei, irlandesi, italiani…); l’altro è il racconto familiare, riguardante la sfera privata – e questa è la vera matrice dei segreti. &lt;br /&gt;Si prenda Nucky Thompson (Steve Buscemi). Lo vediamo intervenire come sostenitore del proibizionismo e del voto alle donne, a una riunione della Lega per la Temperanza, dove una platea di adoranti signore pende dalle sue labbra. A loro racconta di un ragazzo, figlio di immigrati irlandesi, rimasto senza genitori, che fu costretto a uccidere due grossi topi con un bastone per sfamare se stesso e i fratellini: quel ragazzo era lui! Commozione delle signore, in particolare della signora Schroeder, seduta in platea. Più tardi a Jimmy, che scherza su questa faccenda dei topi, Nucky indirizzerà una sorta di versione cinica del motto del senatore Stoddard in Liberty Valance: mai lasciare che la verità rovini una buona storiella…&lt;br /&gt;Subito ci si rende conto che Nucky, in realtà, è un lestofante, che taglieggia la città (Atlantic City) e si ripromette i più lauti guadagni dal proibizionismo, grazie al traffico di alcolici. Se si tratta di un segreto, è tale solo per le ingenue signore della Lega per la Temperanza. Del resto, non è che Thompson si preoccupi troppo di nascondere le sue vere attività, potendo contare su una vasta rete di complicità, perfino nella polizia (lo sceriffo è suo fratello). Ne è a conoscenza anche l’FBI, che da anni tenta invano di incastrarlo. E a noi spettatori tutto questo è subito reso noto: segreto di Pulcinella, si potrebbe dire. Addirittura fin dalla sigla, nella quale vediamo Steve Buscemi , vestito con inappuntabile eleganza, garofano rosso all’occhiello, mentre, in riva all’oceano, lascia che le sue scarpe di coppale siano lambite da quelle onde che trasportano a riva bottiglie senza messaggi, o bottiglie che sono esse stesse messaggi: contenitori di alcolici, con tanto di etichette, simboli di rapacità criminale che, moltiplicandosi, inquinano l’Oceano.&lt;br /&gt;I veri segreti appartengono invece al racconto (o romanzo) familiare, e come tali, in attesa del loro svelamento finale, all’inizio soltanto alcuni indizi ne lasciano intuire l’esistenza: come in tutte le serie Tv ben congegnate, sono indizi talmente labili che quasi non vi si fa attenzione, oppure si prestano alle ipotesi più varie (alcune delle quali possono rivelarsi erronee). Per esempio: Nucky si ferma davanti a una nursery , osserva a lungo un neonato che un’infermiera tiene in braccio e poi sistema in una rudimentale incubatrice. Oppure: la signora Schroeder gli parla dei figli, gli chiede se lui ne abbia, e Nucky risponde “No”, ma dopo una quasi impercettibile esitazione. &lt;br /&gt;E’ qui che comincia a sorgere il sospetto che, al di là della storia di gangster, il racconto familiare riguardi i figli o più esattamente problemi con la paternità (tanto che all’inizio si ha come l’impressione che un legame del genere possa esistere addirittura tra Nucky e Jimmy). I figli qui assumono spesso un ruolo decisivo: oltre a quelli della signora Schroeder, ce n’è uno che lei perde a causa delle percosse del marito; c’è il figlio di Jimmy; c’è il figlio sordo di Al Capone; c’è la moglie dell’agente FBI, che soffre per non poterne avere e sogna di farsi operare da un famoso chirurgo; c’è l’anziano padre di Nucky, che il figlio odia; lo stesso Nucky rimprovera Margaret quando capisce che lei sta prendendo precauzioni per non rimanere di nuovo incinta; e alla fine, si scoprirà che il suo segreto, il segreto di Nucky, è legato forse alla morte di un figlio…&lt;br /&gt;L’incastro reciproco dei due tipi di racconto è continuo, sull’uno si riverbera la tragedia dell’altro, e viceversa, senza che neppure per un attimo il familiare possa costituire una sorta di relax rispetto alla vicenda criminale. Questa funzione, semmai, è demandata alla sottolineatura burlesca di certe figure canoniche del gangster film. Per esempio, il “segretario” tedesco di Nucky, grosso e impacciato, è molto diverso da Angelo (Vince Barnett), il segretario di Scarface (H. Hawks) che, nel 1939, era capace di sparare alla cornetta del telefono, se non gli andava a genio quello che la voce diceva all’altro capo del filo – ma deriva da quello. Certo, è molto più a suo agio con la tecnologia, tanto è vero che guida anche, all’occorrenza, la macchina del capo; analoga, però, sembra la sua funzione di inserire intermezzi “comici”, o almeno rilassanti, in un contesto di tensione continua (tra l’altro, è spesso costretto a irrompere nella camera da letto del capo, magari interrompendone gli amplessi, per annunciargli che qualcuno lo cerca con urgenza al telefono).&lt;br /&gt;Per il resto, però, non c’è tregua all’incalzare della violenza, cui neppure le cosiddette forze dell’ordine riescono a sottrarsi. Nelson, l’agente dell’FBI, uccide, affogandolo in uno stagno, il collega che si è venduto ai trafficanti, e quando deve arringare i nuovi agenti, per spronarli a dare il meglio di sé, cita Sant’Agostino, paragonando (non senza ragione) Atlantic City a Cartagine, come esempio di sentina del vizio.&lt;br /&gt;E’ paradossale, certo, ripensare ad Atlantic City di Malle, in cui l’anziano ex gangster Lou (Burt Lancaster) rimpiangeva “i vecchi tempi”, deprecando l’”eccesso di legalità” che ormai (nel 1980) era calato sulla città, annegandola nella noia e nel conformismo. Sembra quasi che la serie di Scorsese resusciti, in qualche modo, il sogno di Lou, ridando vita a una città perduta, dove erotismo, criminalità e morte dichiarano la loro affinità: casinò, bordelli, luoghi di divertimento e distillerie clandestine confinano con locali destinati a imprese di pompe funebri, dove si fa cosmesi ai cadaveri.&lt;br /&gt;Nucky ha una certa cultura, in fondo è “un uomo gentile”, come dice Margaret nell’ultima puntata, e poi gli chiede: “Come hai potuto fare quello che hai fatto?”. La risposta è sincera e agghiacciante: “Dobbiamo decidere con quanti peccati possiamo convivere”. In fondo, questo è sempre stato il problema del cinema di Scorsese. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;                                                                                 Alessandro Cappabianca&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7655920613229554938-1554008116321191301?l=alessandrocappabianca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/feeds/1554008116321191301/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/2011/01/boardwalk-empire-segreti-di-atlantic.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7655920613229554938/posts/default/1554008116321191301'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7655920613229554938/posts/default/1554008116321191301'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/2011/01/boardwalk-empire-segreti-di-atlantic.html' title=''/><author><name>Alessandro Cappabianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02665967768030699370</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_-p8nTiYD49o/S9S2Dh23TgI/AAAAAAAAAAs/C5l11q-jOvE/S220/blog.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7655920613229554938.post-1153965340439038718</id><published>2011-01-17T18:26:00.002+01:00</published><updated>2011-01-17T18:39:56.157+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Il clamoroso successo di pubblico del nuovo film di Checco Zalone conferma che il cinema - il cinema come forma perfezionata di immaginario legato alla riproducibilità tecnica - in Italia è una rarità esotica, una pratica d'eccezione sommersa in un universo di nostalgia per le cosidette pratiche basse, per una sorta di avanspettacolo ora contaminato anche dall'immaginario televisivo. Non esiste il cinema di Checco Zalone, come non esisteva il cinema di Totò. Esiste un bravo attore comico (Zalone lo è) incidentalmente filmato da una macchina da presa. Meno c'è regia e meglio è.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7655920613229554938-1153965340439038718?l=alessandrocappabianca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/feeds/1153965340439038718/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/2011/01/il-clamoroso-successo-di-pubblico-del.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7655920613229554938/posts/default/1153965340439038718'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7655920613229554938/posts/default/1153965340439038718'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/2011/01/il-clamoroso-successo-di-pubblico-del.html' title=''/><author><name>Alessandro Cappabianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02665967768030699370</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_-p8nTiYD49o/S9S2Dh23TgI/AAAAAAAAAAs/C5l11q-jOvE/S220/blog.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7655920613229554938.post-4410956733456914516</id><published>2010-11-03T12:41:00.003+01:00</published><updated>2010-11-03T12:52:11.626+01:00</updated><title type='text'>post mortem</title><content type='html'>Bisogna essere pazzi per scrivere che il Leone d'Oro a Venezia sarebbe dovuto andare a "Post mortem" di Larrain, e che "Somewhere" ha vinto solo perchè Sofia Coppola era stata la fidanzata di Tarantino.&lt;br /&gt;"Post mortem" è un film dignitoso (come già "Tony Manero"), ma sembra quasi compiacersi dello squallore che mette in scena.&lt;br /&gt;Esiste, infatti, anche un &lt;span style="font-style: italic;"&gt;manierismo dello squallore...&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7655920613229554938-4410956733456914516?l=alessandrocappabianca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/feeds/4410956733456914516/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/2010/11/post-mortem.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7655920613229554938/posts/default/4410956733456914516'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7655920613229554938/posts/default/4410956733456914516'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/2010/11/post-mortem.html' title='post mortem'/><author><name>Alessandro Cappabianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02665967768030699370</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_-p8nTiYD49o/S9S2Dh23TgI/AAAAAAAAAAs/C5l11q-jOvE/S220/blog.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7655920613229554938.post-55521874221219837</id><published>2010-09-28T18:25:00.005+02:00</published><updated>2010-09-28T19:00:10.667+02:00</updated><title type='text'>L'ultimo dominatore dell'aria.</title><content type='html'>Per visualizzare la dinamica dei Quattro Elementi fondamentali (Acqua, Aria, Fuoco, Terra), Shyamalan deve mostrare il loro impatto sui Corpi, e non sempre riesce a farlo con pari efficacia.&lt;br /&gt;Personalmente, ritengo che egli sia interessato soprattutto all'Aria, che era già l'elemento principe (e il massimo pericolo) in &lt;span style="font-style: italic;"&gt;The Happening&lt;/span&gt;. Anche qui, all'Aria sono riservate le soluzioni più efficaci, sotto forma di potenti soffi (elettronici) che sollevano vortici di polvere e spostano i corpi con forza irresistibile. La polvere segna la traccia del loro percorso; lo spostamento il loro impatto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7655920613229554938-55521874221219837?l=alessandrocappabianca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/feeds/55521874221219837/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/2010/09/lultimo-dominatore-dellaria.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7655920613229554938/posts/default/55521874221219837'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7655920613229554938/posts/default/55521874221219837'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/2010/09/lultimo-dominatore-dellaria.html' title='L&apos;ultimo dominatore dell&apos;aria.'/><author><name>Alessandro Cappabianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02665967768030699370</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_-p8nTiYD49o/S9S2Dh23TgI/AAAAAAAAAAs/C5l11q-jOvE/S220/blog.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7655920613229554938.post-4134995223454760345</id><published>2010-09-27T09:36:00.001+02:00</published><updated>2010-09-27T09:42:32.184+02:00</updated><title type='text'>INCEPTION</title><content type='html'>&lt;img src="file:///C:/Users/Marco/AppData/Local/Temp/moz-screenshot-3.jpg" alt=""&gt;&lt;br /&gt;&lt;meta http-equiv="Content-Type" content="text/html; charset=utf-8"&gt;&lt;meta name="ProgId" content="Word.Document"&gt;&lt;meta name="Generator" content="Microsoft Word 9"&gt;&lt;meta name="Originator" content="Microsoft Word 9"&gt;&lt;link rel="File-List" href="file:///C:/Users/Marco/AppData/Local/Temp/msoclip1/01/clip_filelist.xml"&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:WordDocument&gt;   &lt;w:View&gt;Normal&lt;/w:View&gt;   &lt;w:Zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:HyphenationZone&gt;14&lt;/w:HyphenationZone&gt;   &lt;w:DoNotOptimizeForBrowser/&gt;  &lt;/w:WordDocument&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;&lt;style&gt; &lt;!--  /* Style Definitions */ p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal 	{mso-style-parent:""; 	margin:0cm; 	margin-bottom:.0001pt; 	mso-pagination:widow-orphan; 	font-size:12.0pt; 	font-family:"Times New Roman"; 	mso-fareast-font-family:"Times New Roman";} p.MsoBodyTextIndent, li.MsoBodyTextIndent, div.MsoBodyTextIndent 	{margin-top:0cm; 	margin-right:22.9pt; 	margin-bottom:0cm; 	margin-left:0cm; 	margin-bottom:.0001pt; 	text-align:justify; 	text-indent:9.0pt; 	line-height:150%; 	mso-pagination:widow-orphan; 	font-size:12.0pt; 	font-family:"Times New Roman"; 	mso-fareast-font-family:"Times New Roman";} @page Section1 	{size:595.3pt 841.9pt; 	margin:70.85pt 2.0cm 2.0cm 2.0cm; 	mso-header-margin:35.4pt; 	mso-footer-margin:35.4pt; 	mso-paper-source:0;} div.Section1 	{page:Section1;} --&gt; &lt;/style&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="line-height: 150%;"&gt;INCEPTION&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 22.9pt; text-align: justify; text-indent: 9pt; line-height: 150%;"&gt;Effetti speciali. Elettronica.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 22.9pt; text-align: justify; text-indent: 9pt; line-height: 150%;"&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;Palazzi che si sbriciolano, strade che si impennano. Il verticale si inclina, diventa orizzontale, e viceversa. Il sopra, sotto. Segni che il sogno sta finendo? Non è detto.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 22.9pt; text-align: justify; text-indent: 9pt; line-height: 150%;"&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;Inseguimenti “mozzafiato”, in montaggio alternato con&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;cadute lentissime, interminabili. Tempo del reale/vs/tempi del sogno – &lt;i&gt;tempi&lt;/i&gt;, al plurale, visto che nel sogno ci sono almeno tre livelli, con durate temporali diverse. Sogno nel sogno nel sogno. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 22.9pt; text-align: justify; text-indent: 9pt; line-height: 150%;"&gt;Si cercano architetti per la progettazione dei labirinti del sogno e del loro arredamento, ma bisogna che non esagerino coi ricordi, progettando la scenografia dei sogni, perché si rischia di non saper più distinguere gli uni dagli altri.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 22.9pt; text-align: justify; text-indent: 9pt; line-height: 150%;"&gt;Invadere i sogni altrui. Inglobare un altro nel proprio sogno, facendogli credere che il sogno sia suo. Furti psichici, effrazioni del subconscio. Rubare idee nel sonno. Oppure, impiantarle. Respingere l’assalto delle Proiezioni, guardiane della mente, che “sentono” la natura estranea del sognatore e lo attaccano. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 22.9pt; text-align: justify; text-indent: 9pt; line-height: 150%;"&gt;Allo stesso tempo, in una sorta di seguito di &lt;i&gt;Shutter Island, &lt;/i&gt;è come se Teddy Daniels (Leo Di Caprio), definitivamente impazzito nel manicomio dell’isola, dopo aver ucciso la moglie, smanettasse il suo videogame mentale, pensando di chiamarsi Cobb e credendo che i suoi bambini siano ancora vivi. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 22.9pt; text-align: justify; text-indent: 9pt; line-height: 150%;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Bene. Ho l’impressione che tutto questo, nel film di Christopher Nolan, significhi soprattutto esplicita colonizzazione, spudorata guerra di conquista, da parte dell’immaginario elettronico corrente (qui rappresentato dalla Warner Bros.), dei territori dell’inconscio (non certo l’inverso). Tempi finora riservati alla lentezza (si pensi ai dormienti di Andy Wharol), improvvisamente catapultati nella frenesia dell’azione. Si combatte senza esclusione di colpi contro la pirateria onirica, per il marchio d’esclusività dei sogni, non per la loro proliferazione bunueliana. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 22.9pt; text-align: justify; text-indent: 9pt; line-height: 150%;"&gt;Se c’è angoscia, in questi sogni/videogame, è solo di riflesso, come residuo aggiunto incarnato sul volto di Di Caprio, sempre più bravo e impegnato a superare il proprio stereotipo di divo belloccio. Credo che Nolan, da parte sua, ci metta solo una spiccata propensione all’artificio pseudo-filosofico, gusto visivo e una buona dose di furbizia,&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;culminante nell’immagine&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;finale della piccola trottola, che dovrebbe attestare il definitivo ritorno del protagonista alla realtà. &lt;/p&gt; &lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7655920613229554938-4134995223454760345?l=alessandrocappabianca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/feeds/4134995223454760345/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7655920613229554938/posts/default/4134995223454760345'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7655920613229554938/posts/default/4134995223454760345'/><author><name>Alessandro Cappabianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02665967768030699370</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_-p8nTiYD49o/S9S2Dh23TgI/AAAAAAAAAAs/C5l11q-jOvE/S220/blog.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7655920613229554938.post-2409665168238782007</id><published>2010-06-12T12:06:00.004+02:00</published><updated>2010-06-12T12:29:57.473+02:00</updated><title type='text'>bright star</title><content type='html'>Nel dialogo leopardiano, la Moda e la Morte sono sorelle, in quanto figlie della Caducità. Ambedue mirano "parimenti a disfare  e rimutare le cose di quaggiù", e dunque è naturale che tra loro si stabilisca un'allenza. Così quando John Keats muore, quale migliore omaggio potrebbe rendergli Fanny Brawne, in quanto modista, se non l'invenzione di un bel vestito nero da lutto?&lt;br /&gt;Vero è che, in questo caso, tra la Moda e la Morte, si mette di mezzo la Poesia, come terzo incomodo, contrario alla Caducità: "...would I were stedfast as thou art".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7655920613229554938-2409665168238782007?l=alessandrocappabianca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/feeds/2409665168238782007/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/2010/06/bright-star.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7655920613229554938/posts/default/2409665168238782007'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7655920613229554938/posts/default/2409665168238782007'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/2010/06/bright-star.html' title='bright star'/><author><name>Alessandro Cappabianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02665967768030699370</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_-p8nTiYD49o/S9S2Dh23TgI/AAAAAAAAAAs/C5l11q-jOvE/S220/blog.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7655920613229554938.post-2105692868103233027</id><published>2010-06-09T18:27:00.001+02:00</published><updated>2010-06-09T18:30:14.690+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;meta equiv="Content-Type" content="text/html; charset=utf-8"&gt;&lt;meta name="ProgId" content="Word.Document"&gt;&lt;meta name="Generator" content="Microsoft Word 9"&gt;&lt;meta name="Originator" content="Microsoft Word 9"&gt;&lt;link rel="File-List" href="file:///C:/Users/Marco/AppData/Local/Temp/msoclip1/01/clip_filelist.xml"&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:worddocument&gt;   &lt;w:view&gt;Normal&lt;/w:View&gt;   &lt;w:zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:hyphenationzone&gt;14&lt;/w:HyphenationZone&gt;   &lt;w:donotoptimizeforbrowser/&gt;  &lt;/w:WordDocument&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;&lt;style&gt; &lt;!--  /* Style Definitions */ p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal 	{mso-style-parent:""; 	margin:0cm; 	margin-bottom:.0001pt; 	mso-pagination:widow-orphan; 	font-size:12.0pt; 	font-family:"Times New Roman"; 	mso-fareast-font-family:"Times New Roman";} p.MsoBodyTextIndent, li.MsoBodyTextIndent, div.MsoBodyTextIndent 	{margin:0cm; 	margin-bottom:.0001pt; 	text-indent:9.0pt; 	line-height:150%; 	mso-pagination:widow-orphan; 	font-size:12.0pt; 	font-family:"Times New Roman"; 	mso-fareast-font-family:"Times New Roman";} @page Section1 	{size:612.0pt 792.0pt; 	margin:70.85pt 2.0cm 2.0cm 2.0cm; 	mso-header-margin:36.0pt; 	mso-footer-margin:36.0pt; 	mso-paper-source:0;} div.Section1 	{page:Section1;} --&gt; &lt;/style&gt;  &lt;p class="MsoBodyTextIndent"&gt;Un terribile uragano, a base di pioggia, tuoni e fulmini, si abbatte sul taxi che corre nella notte, proveniente dall’aeroporto. Il tassista ha perso la strada, non riesce più a capire dove si trova. Invano tenta di chiamare al radiotelefono un certo Eli, che non risponde. Chiama “Eli, Eli, dove sei?” e subito, per assonanza, si pensa all’invocazione in aramaico di Gesù sulla croce.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-indent: 9pt; line-height: 150%;"&gt;Il volto del passeggero, sul sedile posteriore, non riusciamo a distinguerlo nell’oscurità. Capiremo poi che è lo stesso Suleiman, il regista, un altro Eli, o Elia, che peraltro non sembra molto turbato né mostra segni di nervosismo, come se in fondo si aspettasse che al suo ritorno a casa si scatenasse un simile pandemonio. &lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7655920613229554938-2105692868103233027?l=alessandrocappabianca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/feeds/2105692868103233027/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/2010/06/normal-0-14-un-terribile-uragano-base.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7655920613229554938/posts/default/2105692868103233027'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7655920613229554938/posts/default/2105692868103233027'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/2010/06/normal-0-14-un-terribile-uragano-base.html' title=''/><author><name>Alessandro Cappabianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02665967768030699370</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_-p8nTiYD49o/S9S2Dh23TgI/AAAAAAAAAAs/C5l11q-jOvE/S220/blog.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7655920613229554938.post-1489158407461183600</id><published>2010-06-05T14:33:00.002+02:00</published><updated>2010-06-05T14:38:12.732+02:00</updated><title type='text'>suleiman</title><content type='html'>Con &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Il tempo che rimane&lt;/span&gt;, Elia Suleiman continua nell'impresa semi-disperata di dar voce ai senza-voce. Come ci riesca mantenendo malgrado tutto un certo humour, è un mistero...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7655920613229554938-1489158407461183600?l=alessandrocappabianca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/feeds/1489158407461183600/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/2010/06/suleiman.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7655920613229554938/posts/default/1489158407461183600'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7655920613229554938/posts/default/1489158407461183600'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/2010/06/suleiman.html' title='suleiman'/><author><name>Alessandro Cappabianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02665967768030699370</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_-p8nTiYD49o/S9S2Dh23TgI/AAAAAAAAAAs/C5l11q-jOvE/S220/blog.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7655920613229554938.post-5714986658071546231</id><published>2010-05-03T22:49:00.003+02:00</published><updated>2010-05-03T23:57:18.367+02:00</updated><title type='text'>Neve</title><content type='html'>In &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Vendicami &lt;/span&gt;di Johnnie To, una sparatoria in un parco, di notte, provoca una vera e propria pioggia di foglie, che si staccano dai rami degli alberi riempiendo l'inquadratura. Un'altra sparatoria si svolge in una discarica. I contendenti avanzano proteggendosi con  grossi cubi di carta imballata che spingono davanti a sé e le pallottole disfano gli imballaggi, in modo da scatenare una vera e propria tempesta di cartacce che il vento fa volare per ogni dove.   &lt;br /&gt;Un effetto analogo si trova in alcune scene di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Shutter Island &lt;/span&gt;(per esempio, nella sequenza al comando tedesco, dove nell'aria volano i documenti che si è tentato di distruggere); ma si può anche risalire alla strana "neve", ancora più astratta e immotivata, che cade in certi interni di Resnais.&lt;br /&gt;Il Costello (Johnny Hallyday) di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Vendicami &lt;/span&gt;ha seri problemi di memoria. Il Teddy Daniels (Di Caprio) di Scorsese soffre di gravi disturbi psichici. L'eroe dell'&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Amour à mort &lt;/span&gt;di Resnais (dell'84) era una sorta di Lazzaro resuscitato.&lt;br /&gt;Mi chiedo il senso di tutto questo. La parola "neve" mi suggerisce peraltro un collegamento con il video. Nel suo libro "Fra le immagini", Raymond Bellour parla della "neve" come "grado zero della trama elettronica", dal quale sorgono le immagini.&lt;br /&gt;Il cinema non starebbe allora tentando di "imitare" il video, saturando lo spazio dell'inquadratura con una sorta di cortina continua astratta, puntiforme, sulla quale si disegnano le figure? (Non rientrerebbe in questo anche la predilezione di Johnnie To per le scene di pioggia?). &lt;br /&gt;Per &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Shutter Island&lt;/span&gt;, io ho parlato di "lacrime di cenere". Si, perché no? Pioggia di cenere, caduta di forme oscure fluttuanti nell'aria. La "neve" del cinema è grigia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7655920613229554938-5714986658071546231?l=alessandrocappabianca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/feeds/5714986658071546231/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/2010/05/neve.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7655920613229554938/posts/default/5714986658071546231'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7655920613229554938/posts/default/5714986658071546231'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/2010/05/neve.html' title='Neve'/><author><name>Alessandro Cappabianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02665967768030699370</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_-p8nTiYD49o/S9S2Dh23TgI/AAAAAAAAAAs/C5l11q-jOvE/S220/blog.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7655920613229554938.post-5247081192382197995</id><published>2010-04-25T17:34:00.003+02:00</published><updated>2010-04-25T18:21:33.204+02:00</updated><title type='text'>chaplin</title><content type='html'>Riviste per caso in TV alcune vecchie comiche di Charlot.&lt;br /&gt;Non si tratta solo di gag, di numeri d'avanspettacolo portati sullo schermo. Non si tratta solo di far ridere. No, c'è ben altro.&lt;br /&gt;Chaplin &lt;span style="font-style: italic;"&gt;inventa&lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;"&gt;nuove figurazioni corporee.&lt;/span&gt; Per esempio, uscendo mezzo ubriaco da un pub, deve indossare il cappotto. Lo stesso deve fare un suo amico, altrettanto ubriaco. Bene, Charlot infila un braccio nella manica del cappotto dell'amico, e l'amico infila un braccio nel cappotto di Charlot. Ne nasce una strana creatura doppia, che se ne va per strada non con due cappotti, ma con un cappotto dalle maniche di colore diverso. &lt;br /&gt;Altro esempio, da &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Il pellegrino&lt;/span&gt;: Charlot, evaso di prigione, è scambiato per un prete e accolto in casa da due parrocchiane; ma una vecchia conoscenza, un avanzo di galera, vuole derubarle. Il ladro cerca di aprire, con le mani, il cassetto in cui è custodito il denaro - Charlot, abbarbicato alla sua schiena, glielo richiude con i piedi. Si genera un corpo ibrido, con un incrocio mani-piedi, dove le mani sono quelle del ladro e i piedi quelli di Charlot, impegnati a compiere due attività contraddittorie, di cui l'una non fa che annullare l'altra, sullo stesso oggetto (il cassetto).&lt;br /&gt;Non saprei dire, su due piedi (e neppure su due mani!), se è il genere comico del periodo muto a mostrare qui la capacità del corpo di assemblarsi in figure multiple, per poi decostruirle con naturalezza, come un nodo che si scioglie tirando uno dei capi d'un filo. Certamente è quanto riesce a fare Chaplin.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7655920613229554938-5247081192382197995?l=alessandrocappabianca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/feeds/5247081192382197995/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/2010/04/chaplin.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7655920613229554938/posts/default/5247081192382197995'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7655920613229554938/posts/default/5247081192382197995'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/2010/04/chaplin.html' title='chaplin'/><author><name>Alessandro Cappabianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02665967768030699370</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_-p8nTiYD49o/S9S2Dh23TgI/AAAAAAAAAAs/C5l11q-jOvE/S220/blog.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7655920613229554938.post-4229981534168168328</id><published>2010-04-22T17:38:00.006+02:00</published><updated>2010-04-22T18:35:06.698+02:00</updated><title type='text'>fassbinder</title><content type='html'>Ho rivisto sere fa, sollecitato da certe dichiarazioni di Werner Schroeter (riportate dai giornali in occasione della sua morte), "Un anno con 13 lune" di Fassbinder. Dico rivisto, ma forse farei meglio a dire visto, dato che l'avevo quasi completamente dimenticato. Anzi, forse l'avevo rimosso, perché è un film sconvolgente.&lt;br /&gt;Molto più di "Querelle", anche se Schroeter esagera a definire "di plastica" quest'ultimo film. &lt;br /&gt;Cerco di capire perché, magari con l'aiuto di certi concetti deleuziani. "Un anno" è centrato sul divenire-donna di Erwin/Elvira (ruolo sostenuto da Volker Spengler), che è andato a cambiare sesso chirurgicamente a Casablanca e poi se ne è pentito. E' dunque un trans che, una volta realizzato il sogno di tutti i trans, vorrebbe tornare indietro - ma non tanto, dico io, perché rimpiange la sua condizione di uomo, quanto perché rimpiange appunto la sua condizione di trans.&lt;br /&gt;Questo è dunque un film sulla condizione d'un (o d'una) trans? Neppure, perché Elvira non lo è più, benché vada a cercarsi un uomo in mezzo a un gruppo di omosessuali. Questi reagiscono male, quando si accorgono che quell'uomo è una donna - si sentono presi in giro, la picchiano... Malgrado tutto, restano legati a un'identità sessuale, solo in apparenza "trasgressiva". &lt;br /&gt;Per Erwin/Elvira, invece,non c'è più ruolo tra i ruoli sessuali, benché ormai anatomicamente donna. In realtà, non c'è più posto al mondo.&lt;br /&gt;La recitazione del monologo di Torquato Tasso rinchiuso in manicomio, nel dramma di Goethe,da parte di Erwin/Elvira, avviene in un altro luogo sconvolgente, ossia nel mattatoio dove vengono sgozzati i buoi, mentre il sangue cola dalle loro gole squarciate. Questo è forse il modo di Erwin per divenire-animale: un animale sgozzato, nell'indifferenza generale.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7655920613229554938-4229981534168168328?l=alessandrocappabianca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/feeds/4229981534168168328/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/2010/04/fassbinder.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7655920613229554938/posts/default/4229981534168168328'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7655920613229554938/posts/default/4229981534168168328'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/2010/04/fassbinder.html' title='fassbinder'/><author><name>Alessandro Cappabianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02665967768030699370</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_-p8nTiYD49o/S9S2Dh23TgI/AAAAAAAAAAs/C5l11q-jOvE/S220/blog.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7655920613229554938.post-1222085251347015424</id><published>2010-04-18T17:56:00.000+02:00</published><updated>2010-04-18T17:57:48.788+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;meta equiv="Content-Type" content="text/html; charset=utf-8"&gt;&lt;meta name="ProgId" content="Word.Document"&gt;&lt;meta name="Generator" content="Microsoft Word 9"&gt;&lt;meta name="Originator" content="Microsoft Word 9"&gt;&lt;link rel="File-List" href="file:///C:/Users/Marco/AppData/Local/Temp/msoclip1/01/clip_filelist.xml"&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:worddocument&gt;   &lt;w:view&gt;Normal&lt;/w:View&gt;   &lt;w:zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:hyphenationzone&gt;14&lt;/w:HyphenationZone&gt;   &lt;w:donotoptimizeforbrowser/&gt;  &lt;/w:WordDocument&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;&lt;style&gt; &lt;!--  /* Style Definitions */ p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal 	{mso-style-parent:""; 	margin:0cm; 	margin-bottom:.0001pt; 	mso-pagination:widow-orphan; 	font-size:12.0pt; 	font-family:"Times New Roman"; 	mso-fareast-font-family:"Times New Roman";} p.MsoBodyTextIndent, li.MsoBodyTextIndent, div.MsoBodyTextIndent 	{margin-top:0cm; 	margin-right:85.9pt; 	margin-bottom:0cm; 	margin-left:0cm; 	margin-bottom:.0001pt; 	text-align:justify; 	text-indent:9.0pt; 	line-height:150%; 	mso-pagination:widow-orphan; 	font-size:12.0pt; 	font-family:"Times New Roman"; 	mso-fareast-font-family:"Times New Roman";} p.MsoBlockText, li.MsoBlockText, div.MsoBlockText 	{margin-top:0cm; 	margin-right:22.9pt; 	margin-bottom:0cm; 	margin-left:54.0pt; 	margin-bottom:.0001pt; 	text-align:justify; 	text-indent:9.0pt; 	line-height:150%; 	mso-pagination:widow-orphan; 	font-size:12.0pt; 	font-family:"Times New Roman"; 	mso-fareast-font-family:"Times New Roman";} @page Section1 	{size:595.3pt 841.9pt; 	margin:70.85pt 2.0cm 2.0cm 2.0cm; 	mso-header-margin:35.4pt; 	mso-footer-margin:35.4pt; 	mso-paper-source:0;} div.Section1 	{page:Section1;} --&gt; &lt;/style&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center; text-indent: 9pt; line-height: 150%;" align="center"&gt;VISIONI NELL’OMBRA&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center; text-indent: 9pt; line-height: 150%;" align="center"&gt;&lt;!--[if !supportEmptyParas]--&gt; &lt;!--[endif]--&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 85.9pt; text-align: justify; text-indent: 9pt; line-height: 150%;"&gt;Subito, vedendo &lt;i&gt;L’uomo nell’ombra&lt;/i&gt;, colpiscono certe concordanze, magari casuali, con &lt;i&gt;Shutter Island. &lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyTextIndent"&gt;I traghetti, per esempio. Scalcinato, quello del film di Scorsese, anni ’50, fiancate un po’ corrose dalla ruggine. Tecnologicamente up-to-date, superfici metalliche cromate e scintillanti, quello di Polanski. Tutti e due, però, sembrano emergere all’improvviso, come apparizioni fantastiche, da un banco di nebbia: tempo pessimo, mare agitato, tempesta in arrivo. O fantasmi in arrivo? &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 22.9pt; text-align: justify; line-height: 150%;"&gt;&lt;!--[if !supportEmptyParas]--&gt; &lt;!--[endif]--&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBlockText"&gt;Tutti e due i traghetti sono diretti a un’isola. A Shutter Island c’è un manicomio criminale, dove sono “curati” (reclusi) centinaia di “pazienti”. A Martha’s Vineyard, isola del Massachusetts, si è confinato in volontaria reclusione, con sua moglie e il suo staff, in una villa ultra-moderna dalle forme razionaliste, l’ex-primo ministro inglese Adam Lang, contro il quale pende ormai un procedimento di incriminazione per crimini di guerra da parte della Corte Suprema dell’Aja. Tutte e due le isole, naturalmente, &lt;i&gt;hanno un faro.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 22.9pt; text-align: justify; line-height: 150%;"&gt;&lt;!--[if !supportEmptyParas]--&gt; &lt;!--[endif]--&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyTextIndent" style=""&gt;I fantasmi, Teddy Williams e l’Uomo-ombra. (chiamiamolo così il ghost-writer senza nome, interpretato da Ewan McGregor), arrivano in traghetto, mentre incombe una tempesta (sembra che tiri sempre una brutta aria, sulla costa atlantica degli Stati Uniti). Le isole&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;risultano poco ospitali, o anche troppo ospitali, per i fantasmi: Teddy non riuscirà mai più a riprendere il traghetto per il ritorno – all’Uomo-ombra, che pure era riuscito a prenderlo, non gioverà lasciarlo precipitosamente, a prezzo di scavalcamenti acrobatici. Il fatto è che non sono gli Uomini-ombra ad arrivare all’Isola, ma è l’Isola che crea i suoi Uomini-ombra, come una volta il Castello creava i suoi fantasmi -&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;e non se li lascia sfuggire. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyTextIndent" style=""&gt;&lt;!--[if !supportEmptyParas]--&gt; &lt;!--[endif]--&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 22.9pt 0.0001pt 54pt; text-align: justify; text-indent: 9pt; line-height: 150%;"&gt;Ritengo importante interrogarsi su queste concordanze, &lt;i&gt;specialmente se fossero casuali&lt;/i&gt;. &lt;i&gt;Non sarà che la migliore rappresentazione del luogo della politica oggi consista nella metafora dell’isola circondata dal mare in tempesta, rigidamente blindata, e per ciò stesso produttrice d’incubi e paranoie? &lt;/i&gt;C’è poi questa grande differenza, tra Ashecliffe e la villa di Adam Lang? Tra la reclusione in un manicomio criminale e la lotta al terrorismo? Tra lobotomia e tortura? E il fatto che Edward Daniels abbia in realtà due nomi non equivale al fatto che un ghost-writer non ne abbia nessuno?&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyTextIndent"&gt;&lt;!--[if !supportEmptyParas]--&gt; &lt;!--[endif]--&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyTextIndent"&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;Il traghetto di Polanski appare all’improvviso, ad apertura di film (come quello di Scorsese). Approda col mare grosso, la visibilità scarsa per la foschia. Tempo pessimo. Le macchine, allineate sul ponte, vengono messe in moto dai rispettivi proprietari, che si apprestano a sbarcare. Una sola rimane ferma, e le macchine che le stanno dietro devono fare manovra per superarla. Sul ponte, che poco a poco si svuota, rimane solo quell’auto: nessuno al volante. E’ la durata dell’inquadratura (fissa), il tempo reale durante il quale il ponte si svuota, senza interventi di montaggio, è il fatto che l’auto sia l’unica rimasta lì, come se il suo proprietario si fosse volatilizzato, nella stasi e nel silenzio improvvisi che seguono la febbrile attività dello sbarco, a prefigurare un destino di scomparsa.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyTextIndent"&gt;&lt;!--[if !supportEmptyParas]--&gt; &lt;!--[endif]--&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyTextIndent" style="margin: 0cm 22.9pt 0.0001pt 54pt;"&gt;Difatti la TV darà presto notizia del ritrovamento d’un cadavere trasportato dalle correnti sulla spiaggia dell’isola: il corpo d’un annegato, con un altissimo tasso alcolico nel sangue. Era uno scrittore, per la precisione un ghost-writer (il primo dei due), che aiutava Adam Lang a scrivere la propria autobiografia. Incidente? Suicidio? Comunque è giusto che uno scrittore/fantasma, un’Ombra, resti invisibile, e anneghi, se deve annegare, fuori campo.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyTextIndent" style="margin: 0cm 22.9pt 0.0001pt 54pt;"&gt;&lt;!--[if !supportEmptyParas]--&gt; &lt;!--[endif]--&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyTextIndent"&gt;Di lui sappiamo soltanto il nome. Il suo successore, Ewan McGregor, invece, lo vediamo, ma resterà senza nome fino all’ultimo. La luce d’un faro ne tormenta il sonno, all’albergo dell’isola&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;(ricordiamoci il faro di Ashecliffe, che peraltro era spento), ma il suo riposo non sarà più tranquillo quando dovrà trasferirsi nella villa di Lang, e sarà costretto a indossare uno dei vestiti, rimasti nell’armadio, dell’”inquilino” precedente.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyTextIndent"&gt;&lt;!--[if !supportEmptyParas]--&gt; &lt;!--[endif]--&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyTextIndent" style="margin: 0cm 22.9pt 0.0001pt 54pt;"&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;La conclusione avverrà in una strada di Londra, segno che Polanski ha raggiunto una tale maestria da non doversi più curare, come un tempo, della persistenza d’uno spazio claustrofobico in senso stretto. Ma anche qui sarà relegato nel fuori-campo l’impatto presumibile di un’altra macchina (una macchina assassina) contro il corpo dell’altra Ombra, del secondo ghost-writer (anch’esso troppo indiscreto), e ci sarà mostrata solo una pioggia di fogli battuti al computer che lentamente planano sull’asfalto, come giganteschi fiocchi di neve, a seppellire il segreto di Adam Lang. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyTextIndent"&gt;&lt;!--[if !supportEmptyParas]--&gt; &lt;!--[endif]--&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyTextIndent"&gt;&lt;span style=""&gt;                                                                            &lt;/span&gt;Alessandro Cappabianca&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyTextIndent"&gt;&lt;!--[if !supportEmptyParas]--&gt; &lt;!--[endif]--&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyTextIndent"&gt;&lt;!--[if !supportEmptyParas]--&gt; &lt;!--[endif]--&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyTextIndent"&gt;&lt;!--[if !supportEmptyParas]--&gt; &lt;!--[endif]--&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyTextIndent"&gt;&lt;!--[if !supportEmptyParas]--&gt; &lt;!--[endif]--&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyTextIndent"&gt;&lt;!--[if !supportEmptyParas]--&gt; &lt;!--[endif]--&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7655920613229554938-1222085251347015424?l=alessandrocappabianca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/feeds/1222085251347015424/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/2010/04/normal-0-14-visioni-nellombra-subito.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7655920613229554938/posts/default/1222085251347015424'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7655920613229554938/posts/default/1222085251347015424'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/2010/04/normal-0-14-visioni-nellombra-subito.html' title=''/><author><name>Alessandro Cappabianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02665967768030699370</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_-p8nTiYD49o/S9S2Dh23TgI/AAAAAAAAAAs/C5l11q-jOvE/S220/blog.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7655920613229554938.post-8497266032389854429</id><published>2010-04-11T13:03:00.003+02:00</published><updated>2010-04-11T13:08:35.815+02:00</updated><title type='text'>Shutter Island - L'uomo nell'ombra</title><content type='html'>A proposito di alcune strane concordanze tra &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Shutter Island &lt;/span&gt;e &lt;span style="font-style: italic;"&gt;L'uomo nell'ombra&lt;/span&gt; (il traghetto, l'isola, il faro...).&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Non sarà che la migliore rappresentazione del luogo della politica oggi consista nella metafora dell'isola circondata dal mare in tempesta, rigidamente blindata, e per ciò stesso produttrice d'incubi e paranoie?&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7655920613229554938-8497266032389854429?l=alessandrocappabianca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/feeds/8497266032389854429/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/2010/04/shutter-island-luomo-nellombra.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7655920613229554938/posts/default/8497266032389854429'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7655920613229554938/posts/default/8497266032389854429'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/2010/04/shutter-island-luomo-nellombra.html' title='Shutter Island - L&apos;uomo nell&apos;ombra'/><author><name>Alessandro Cappabianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02665967768030699370</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_-p8nTiYD49o/S9S2Dh23TgI/AAAAAAAAAAs/C5l11q-jOvE/S220/blog.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7655920613229554938.post-7779111267642742308</id><published>2010-03-01T22:11:00.004+01:00</published><updated>2010-03-01T22:38:17.182+01:00</updated><title type='text'>avatar</title><content type='html'>I Corpi del cinema sono Corpi consegnati a un destino di Ombre. Automi fatti di luce. Fantasmi. Spettri. Il loro spessore, il loro volume, lo hanno perso sul set.&lt;br /&gt;Il marine paralizzato Jack Sully, in "Avatar", sbarca su Pandora proprio per ritrovare il suo corpo perduto. Ne troverà uno nuovo, il suo Avatar, una creatura fatta di luce, agile, veloce, sottratta alle contingenze della carne. Un Corpo Trasfigurato. Un Super-Corpo Glorioso.&lt;br /&gt;Non solo. I perfezionamenti alla tecnica della &lt;span style="font-style: italic;"&gt;motion capture&lt;/span&gt; sono sfruttati da Cameron per far sì che, nonostante tutto, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;qualcosa &lt;/span&gt;rimanga del vecchio corpo dell'attore: il suo corpo è diventato blu, ha la coda, la pelle azzurra, le orecchie appuntite... anche la forma degli occhi è cambiata - ma resta riconoscibile la loro luce, la loro luce individuale e inconfondibile, diversa per ogni sguardo.&lt;br /&gt; Nel fondo della pupilla, malgrado tutto, sussiste ancora la possibilità del &lt;span style="font-style: italic;"&gt;riconoscimento.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7655920613229554938-7779111267642742308?l=alessandrocappabianca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/feeds/7779111267642742308/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/2010/03/avatar.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7655920613229554938/posts/default/7779111267642742308'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7655920613229554938/posts/default/7779111267642742308'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/2010/03/avatar.html' title='avatar'/><author><name>Alessandro Cappabianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02665967768030699370</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_-p8nTiYD49o/S9S2Dh23TgI/AAAAAAAAAAs/C5l11q-jOvE/S220/blog.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7655920613229554938.post-4808391728209978356</id><published>2010-01-29T18:06:00.002+01:00</published><updated>2010-01-29T18:22:00.066+01:00</updated><title type='text'>avatar</title><content type='html'>&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Avatar &lt;/span&gt;mi ha un po' deluso. Resta da vedere se la colpa non sia anche dei dispositivi di proiezione inadeguati delle sale italiane: però nell'invenzione dei giganteschi Na'vi dalla pelle azzurra non mi pare sia stato fatto un grande sforzo di fantasia.&lt;br /&gt;Invece trovo geniale l'idea di mettere al centro della vicenda il personaggio dell'ex-marine paralizzato, che ha perso l'uso delle gambe. Allora veramente la sua trasformazione in avatar diventa &lt;span style="font-style: italic;"&gt;un sogno&lt;/span&gt;, il sogno di poter di nuovo correre, saltare, volare quasi - e tutto il film si colora di sogno. Non a caso il colonnello arringa i nuovi arrivati: "Non siete più nel Kansas!", con un trasparente riferimento al sogno di Dorothy nel &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Mago di Oz&lt;/span&gt;.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7655920613229554938-4808391728209978356?l=alessandrocappabianca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/feeds/4808391728209978356/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/2010/01/avatar.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7655920613229554938/posts/default/4808391728209978356'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7655920613229554938/posts/default/4808391728209978356'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/2010/01/avatar.html' title='avatar'/><author><name>Alessandro Cappabianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02665967768030699370</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_-p8nTiYD49o/S9S2Dh23TgI/AAAAAAAAAAs/C5l11q-jOvE/S220/blog.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7655920613229554938.post-8284083376652920176</id><published>2009-10-09T22:35:00.003+02:00</published><updated>2009-10-09T22:49:16.214+02:00</updated><title type='text'>baaria</title><content type='html'>Vorrei tanto sapere come mai nessuno si sia scandalizzato per il fatto che a rappresentare l'Italia all'Oscar"Baaria" sia stato preferito a "Vincere". Ma in linea di massima, credo non si sia detto abbastanza chiaramente quanto il film di Tornatore sia fasullo, immerso com'è artificialmente in un perenne tramonto elettronico rosa, dove la memoria dei fatti più tragici si stempera in una parata nostalgica di idilli convenzionali e luoghi comuni pseudo-politici. &lt;br /&gt;Mi spiace dirlo, ma non mi meraviglia che il film sia tanto piaciuto a Berlusconi...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7655920613229554938-8284083376652920176?l=alessandrocappabianca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/feeds/8284083376652920176/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/2009/10/baaria.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7655920613229554938/posts/default/8284083376652920176'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7655920613229554938/posts/default/8284083376652920176'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/2009/10/baaria.html' title='baaria'/><author><name>Alessandro Cappabianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02665967768030699370</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_-p8nTiYD49o/S9S2Dh23TgI/AAAAAAAAAAs/C5l11q-jOvE/S220/blog.JPG'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7655920613229554938.post-8167905980532531100</id><published>2009-09-16T22:54:00.004+02:00</published><updated>2009-09-16T23:13:22.938+02:00</updated><title type='text'>la mostra delle atrocità.</title><content type='html'>Venezia 66 : la mostra delle atrocità. Non nel senso che sia stata particolarmente brutta, ma nel senso che si potrebbe assumere a emblema dei film  più interessanti proprio il titolo del libro di Ballard. Oppure ci si potrebbe riferire a un'opera come "Fucking Hell", agli orrori miniaturizzati esposti dai fratelli Chapman alla Punta della Dogana, nel nuovo museo restaurato da Tadao Hando.&lt;br /&gt;L'Universo presenta caratteri infernali, a cominciare dai tre (!) film di Herzog, via via passando per quelli di Claire Denis, di Romero, di Abel Ferrara...fino alle atrocità soltanto "lette", ma non per questo meno impressionanti, del film di Sokurov sull'assedio di Leningrado.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7655920613229554938-8167905980532531100?l=alessandrocappabianca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/feeds/8167905980532531100/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/2009/09/la-mostra-delle-atrocita.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7655920613229554938/posts/default/8167905980532531100'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7655920613229554938/posts/default/8167905980532531100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/2009/09/la-mostra-delle-atrocita.html' title='la mostra delle atrocità.'/><author><name>Alessandro Cappabianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02665967768030699370</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_-p8nTiYD49o/S9S2Dh23TgI/AAAAAAAAAAs/C5l11q-jOvE/S220/blog.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7655920613229554938.post-5000808184847284752</id><published>2009-06-23T11:59:00.004+02:00</published><updated>2009-06-23T12:08:19.809+02:00</updated><title type='text'>herbes folles</title><content type='html'>Invece che verso la triste saggezza della vecchiaia, per fortuna Resnais evolve verso la felice follia dei grandi vecchi.&lt;br /&gt;Inestirpabili herbes folles.&lt;br /&gt;Il fantasma e la signora Muir.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7655920613229554938-5000808184847284752?l=alessandrocappabianca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/feeds/5000808184847284752/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/2009/06/herbes-folles.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7655920613229554938/posts/default/5000808184847284752'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7655920613229554938/posts/default/5000808184847284752'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/2009/06/herbes-folles.html' title='herbes folles'/><author><name>Alessandro Cappabianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02665967768030699370</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_-p8nTiYD49o/S9S2Dh23TgI/AAAAAAAAAAs/C5l11q-jOvE/S220/blog.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7655920613229554938.post-2294419787642812287</id><published>2009-06-11T12:32:00.004+02:00</published><updated>2009-06-11T12:56:00.269+02:00</updated><title type='text'>Gheddafi e il leone del deserto.</title><content type='html'>Visto che a Roma è arrivato Gheddafi, in alta uniforme e con la vecchia foto di Omar Mukhtar fatto prigioniero dagli italiani appiccicata sul petto, mi è venuta voglia di vedere &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Il leone del deserto&lt;/span&gt;, il film girato nell'80 da Mustapha Akkad. Film a suo tempo proibito, con la solita lungimiranza, dal governo italiano (alla cui testa mi pare allora ci fosse Andreotti), in quanto lesivo dell'onore del nostro esercito (che coda di paglia chilometrica!), ma ora facilmente vedibile su Internet.&lt;br /&gt;Si tratta, in realtà, d'un film che fa proprio il punto di vista dei colonizzatori (Hollywood, grandi divi, battaglie spettacolari, agguati, inseguimenti, cattivi che - con poche eccezioni - più cattivi non potrebbero essere, eroe santificato, sequenze "commoventi"...), che esercitano un tardivo (e lucroso) mea culpa nei confronti dei colonizzati, ricavandone uno spettacolare polpettone.&lt;br /&gt;Akkad era un regista e produttore di origini siriane, attivo a Hollywood.  E' paradossale che sia morto a Bagdad (credo) in un attentato di Al Qaeda!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7655920613229554938-2294419787642812287?l=alessandrocappabianca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/feeds/2294419787642812287/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/2009/06/gheddafi-e-il-leone-del-deserto.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7655920613229554938/posts/default/2294419787642812287'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7655920613229554938/posts/default/2294419787642812287'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/2009/06/gheddafi-e-il-leone-del-deserto.html' title='Gheddafi e il leone del deserto.'/><author><name>Alessandro Cappabianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02665967768030699370</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_-p8nTiYD49o/S9S2Dh23TgI/AAAAAAAAAAs/C5l11q-jOvE/S220/blog.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7655920613229554938.post-7563018771215437189</id><published>2009-06-09T10:36:00.003+02:00</published><updated>2009-06-09T10:57:07.676+02:00</updated><title type='text'>AUTOMI DI LUCE</title><content type='html'>Il libro di Carlo Sini sugli automi, che ho letto recentemente, non solo è di grande interesse, ma apre preziose prospettive, a mio parere, anche in campo cinematografico.&lt;br /&gt;In fondo, cosa diventano i corpi degli attori cinematografici, una volta effettuata la traslazione dal set al film, se non automi? Possiamo dire che sono AUTOMI DI LUCE, caratterizzati da alcuni elementi specifici:&lt;br /&gt;1) estremo realismo. Imitano in modo perfetto il movimento e la voce, e danno l'illusione del volume (almeno nel cinema sonoro e a colori);&lt;br /&gt;2) ci si rende conto che si tratta di automi solo quando ripetute visioni del film denunciano la ripetizione di gesti e parole (ciò che risultava insopportabile all'Artaud convertito all'anti-cinema);&lt;br /&gt;3) nell'era elettronica, possono non aver bisogno di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;originali.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Sini aggiungerebbe probabilmente che anche per questo tipo di automi esiste un effetto retroattivo, per cui certe loro caratteristiche , ripetute, alla lunga influenzano l'attore, che finisce per diventare lui il Doppio dei suoi doppi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7655920613229554938-7563018771215437189?l=alessandrocappabianca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/feeds/7563018771215437189/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/2009/06/automi-di-luce.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7655920613229554938/posts/default/7563018771215437189'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7655920613229554938/posts/default/7563018771215437189'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/2009/06/automi-di-luce.html' title='AUTOMI DI LUCE'/><author><name>Alessandro Cappabianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02665967768030699370</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_-p8nTiYD49o/S9S2Dh23TgI/AAAAAAAAAAs/C5l11q-jOvE/S220/blog.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7655920613229554938.post-5598060488196648622</id><published>2009-05-22T18:42:00.004+02:00</published><updated>2009-05-22T19:08:46.278+02:00</updated><title type='text'>vincere</title><content type='html'>Le curiose vendette della storia a volte frantumano sotto una pressa i busti marmorei testimoni delle messe in scena più pacchiane. Intanto, però, si consumano vite, si perdono nel delirio e nell'oblio.&lt;br /&gt;Benito Mussolini imitava Maciste. Albino Mussolini imita il padre Benito. Ida Dalser non imita nessuno, ma si immedesima e piange con Charlot a cui stanno stanno portando via il Monello. Non è la sola: con lei piange un intero ospedale psichiatrico, un plotone di pazze, internate, emarginate, suicidate dalla società, vittime. I feriti reduci dal fronte della Grande Guerra, invece, stesi sui lettini d'ospedale, guardano la Passione del Gesù di Antamoro proiettata sul soffitto: anche loro vittime, in fondo.&lt;br /&gt;Il cinema guarda il cinema. Ombre che guardano ombre.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7655920613229554938-5598060488196648622?l=alessandrocappabianca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/feeds/5598060488196648622/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/2009/05/vincere.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7655920613229554938/posts/default/5598060488196648622'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7655920613229554938/posts/default/5598060488196648622'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/2009/05/vincere.html' title='vincere'/><author><name>Alessandro Cappabianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02665967768030699370</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_-p8nTiYD49o/S9S2Dh23TgI/AAAAAAAAAAs/C5l11q-jOvE/S220/blog.JPG'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7655920613229554938.post-4664409837428068198</id><published>2009-04-23T12:15:00.005+02:00</published><updated>2009-04-23T13:58:26.611+02:00</updated><title type='text'>il sol dell'avvenire</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family: times new roman;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;I fantasmi ricordano. Perché i fantasmi? Pannone ha filmato persone in carne e ossa, riunite attorno a un tavolo, all'interno d'un ristorante, a parlare del loro passato (e presente) politico, mentre mangiano. Tutti con i capelli bianchi o grigi, tutti molto concreti. Vengono specificati nome, cognome, storie (di lotta armata, di carcere, comunque di militanza), convinzioni e condizioni attuali. Fantasmi, allora, per due motivi: il primo è che il loro mondo e i loro ragionamenti sembrano irreali, a confronto con ciò che si intravvede fuori, fatto di auto e TIR che corrono in lontananza sulle autostrade o di festival dell'Unità ridotti a parate merceologiche; il secondo è che quello di cui essi parlano, gli avvenimenti che rievocano, sono stati sottoposti, durante tutti questi anni, in Italia, a un processo di rimozione quasi assoluto.&lt;br /&gt;Il film ce ne ricorda l'esistenza.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7655920613229554938-4664409837428068198?l=alessandrocappabianca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/feeds/4664409837428068198/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/2009/04/il-sol-dellavvenire.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7655920613229554938/posts/default/4664409837428068198'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7655920613229554938/posts/default/4664409837428068198'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/2009/04/il-sol-dellavvenire.html' title='il sol dell&apos;avvenire'/><author><name>Alessandro Cappabianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02665967768030699370</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_-p8nTiYD49o/S9S2Dh23TgI/AAAAAAAAAAs/C5l11q-jOvE/S220/blog.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7655920613229554938.post-8182773788438593666</id><published>2009-04-04T12:20:00.004+02:00</published><updated>2009-04-04T16:04:18.303+02:00</updated><title type='text'>a proposito del futurismo</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Nel corso del convegno al cinema Aquila sul futurismo, non è stata data una risposta pienamente convincente (nè forse era possibile darla) alla questione della scarsi tà di opere cinematografiche direttamente riconducibili all'ambiente futurista, scarsità che risalta ancora di più se confrontata con la grande fioritura di opere appartenenti all'universo delle arti plastiche. Alcune cose però sono emerse. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Può apparire paradossale, ma i futuristi erano diffidenti nei confronti del cinema. Sul piano teorico, nel Manifesto relativo, Marinetti scrive cose molto interessanti, ma Boccioni, per esempio, detestava del cinema proprio l'aspetto "meccanico", il fatto che, una volta finito il film, ogni successiva proiezione era condannata alla riproposizione dell'identico. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Sono le stesse riserve di Bergson. Anche per lui, flusso, temporalità, movimento, velocità, acquistano nel cinema uno spiacevole sapore di meccanicità, si producono anche troppo facilmente. Sono anche le riserve di Artaud nei confronti del cinema, dopo l'iniziale entusiasmo. E pensare che Artaud, disperato e senza lavoro, aveva scritto una lettera a Marinetti (che credo non abbia mai risposto) proponendogli un paio di soggetti cinematografici... &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;In realtà i futuristi (Marinetti in testa) amavano soprattutto il circo, il music-hall, il varietà. Nelle serate futuriste si faceva casino, coinvolgendo il pubblico, fino alla rissa. Non era proprio il teatro della crudeltà, ma, se si vuole, il teatro della caciara. Comunque, veniva data più importanza alla performance rispetto al testo. Giustamente, Lista ha presentato, in quest'ambito, le esibizioni filmate di "danza serpentina" di Loie Fuller e delle sue imitatrici, dove il profilmico conta molto più del filmico. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Il Cinema (anche quello anti-letterario, anti-teatrale, anti-narrativo) come antitesi della Performance: forse era qui, per il Futurismo, la radice del problema. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7655920613229554938-8182773788438593666?l=alessandrocappabianca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/feeds/8182773788438593666/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/2009/04/proposito-del-futurismo.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7655920613229554938/posts/default/8182773788438593666'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7655920613229554938/posts/default/8182773788438593666'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/2009/04/proposito-del-futurismo.html' title='a proposito del futurismo'/><author><name>Alessandro Cappabianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02665967768030699370</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_-p8nTiYD49o/S9S2Dh23TgI/AAAAAAAAAAs/C5l11q-jOvE/S220/blog.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7655920613229554938.post-5885499878281969120</id><published>2009-03-29T15:06:00.005+02:00</published><updated>2009-03-29T15:37:34.121+02:00</updated><title type='text'>Teza.</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:78%;"&gt;Al regime feudale, paternalistico, di Haile Sellassié succede, in Etiopia, il potere soi-disant socialista di Menghistu.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;L'esule Amberber torna al suo villaggio, con una laurea in medicina (conseguita in Germania) e una valigia piena di libri di Marx, Engels e Lenin, ma trova che nulla è cambiato, se non in peggio. In &lt;em&gt;Teza&lt;/em&gt;, sembra che un fanatismo sanguinario sia l'inevitabile  contro-faccia finto-rivoluzionaria del paternalismo feudale e dell'oppressione colonialista. D'altra parte la guerra esige anch'essa il suo tributo di sangue.  &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;Naturalmente, c'è chi, &lt;em&gt;ailleurs&lt;/em&gt;, tira le fila. Sembra, a un certo punto, che l'unica soluzione sia in un ritorno alle tradizioni tribali e familiari, a un &lt;em&gt;ici &lt;/em&gt; supportato almeno da usanze millenarie, tra superstizioni e magia - ma il film, senza svolte consolatorie, ne propone anche un'altra: Amberber sostituisce il maestro di scuola scomparso. Forse occorre ricominciare dall'abc, senza fughe in avanti. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7655920613229554938-5885499878281969120?l=alessandrocappabianca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/feeds/5885499878281969120/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/2009/03/teza.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7655920613229554938/posts/default/5885499878281969120'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7655920613229554938/posts/default/5885499878281969120'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/2009/03/teza.html' title='Teza.'/><author><name>Alessandro Cappabianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02665967768030699370</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_-p8nTiYD49o/S9S2Dh23TgI/AAAAAAAAAAs/C5l11q-jOvE/S220/blog.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7655920613229554938.post-3989713598998069477</id><published>2009-03-17T12:24:00.003+01:00</published><updated>2009-03-17T12:48:44.120+01:00</updated><title type='text'>ghiaccio, giungla</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:78%;"&gt;Che strano potere ha il cinema! &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;Siamo in una sala ben riscaldata o in poltrona, davanti al videoregistratore, in casa nostra, eppure un film come &lt;em&gt;Frozen River &lt;/em&gt;ha non solo il potere di trasportarci sul confine  tra il Quebec e lo stato di New York, lungo il fiume San Lorenzo ghiacciato,  linea di separazione per disperati verso la terra del desiderio e dell'illusione, ma ci fa &lt;em&gt;anche sentire freddo. &lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;Se sullo schermo c'è ghiaccio, i corpi degli attori non sono sullo schermo, ma in mezzo al ghiaccio, e noi &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;sentiamo freddo per loro. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:lucida grande;font-size:78%;"&gt;Allo stesso modo, i corpi del Che e quelli dei guerriglieri, nel film di Soderberg, non sono sullo schermo, ma immersi nel fondo buio della giungla, con lampi di luce, tra fogliame e pulviscolo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;Eppure, certo, il cinema è un linguaggio ecc. ecc. Il montaggio ecc. ecc.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7655920613229554938-3989713598998069477?l=alessandrocappabianca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/feeds/3989713598998069477/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/2009/03/ghiaccio-giungla.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7655920613229554938/posts/default/3989713598998069477'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7655920613229554938/posts/default/3989713598998069477'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/2009/03/ghiaccio-giungla.html' title='ghiaccio, giungla'/><author><name>Alessandro Cappabianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02665967768030699370</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_-p8nTiYD49o/S9S2Dh23TgI/AAAAAAAAAAs/C5l11q-jOvE/S220/blog.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7655920613229554938.post-6823247129303190840</id><published>2009-03-17T12:16:00.003+01:00</published><updated>2009-03-17T12:24:19.999+01:00</updated><title type='text'>essere ebreo</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:78%;"&gt;Che significa "essere ebreo"? La domanda si impone, vedendo il più recente film di Gitai (&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Plus tard tu comprendra&lt;/em&gt;). &lt;/strong&gt;E viene in mente la risposta che dava Franco Fortini, pseudonimo di Franco Lattes, filmato da Straub e Huillet: "La qualità di ebreo si perde e si acquista". &lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7655920613229554938-6823247129303190840?l=alessandrocappabianca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/feeds/6823247129303190840/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/2009/03/essere-ebreo.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7655920613229554938/posts/default/6823247129303190840'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7655920613229554938/posts/default/6823247129303190840'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/2009/03/essere-ebreo.html' title='essere ebreo'/><author><name>Alessandro Cappabianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02665967768030699370</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_-p8nTiYD49o/S9S2Dh23TgI/AAAAAAAAAAs/C5l11q-jOvE/S220/blog.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7655920613229554938.post-8328597074421489631</id><published>2009-03-12T17:21:00.004+01:00</published><updated>2009-03-12T17:45:52.764+01:00</updated><title type='text'>Césarée/Duras</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:78%;"&gt;Il parlato della Duras è come una musica: Césarée-Cesarea-Césarée...Parla degli amanti del Tempio, senza mai nominarli, come nel "Dialogo di Roma", mentre le immagini mostrano tutt'altro. Ma è veramente &lt;em&gt;tutt'altro&lt;/em&gt;? &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;Parlato (mai "commento parlato"!) e immagini, entrano in un rapporto sottile, non immediato, che occorre sempre  scoprire. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;Come il rapporto tra il grido dell'uomo disperato e solitario che lasciò l'impronta delle sue mani (le mani negative) sulle pareti delle caverne preistoriche e un camera-car per le strade di Parigi all'alba.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;Come tra la disperazione e i fotogrammi neri dell'&lt;em&gt;Homme atlantique&lt;/em&gt;. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7655920613229554938-8328597074421489631?l=alessandrocappabianca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/feeds/8328597074421489631/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/2009/03/cesareeduras.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7655920613229554938/posts/default/8328597074421489631'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7655920613229554938/posts/default/8328597074421489631'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/2009/03/cesareeduras.html' title='Césarée/Duras'/><author><name>Alessandro Cappabianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02665967768030699370</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_-p8nTiYD49o/S9S2Dh23TgI/AAAAAAAAAAs/C5l11q-jOvE/S220/blog.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7655920613229554938.post-2790216431523570326</id><published>2009-03-09T14:08:00.003+01:00</published><updated>2009-03-09T14:16:41.888+01:00</updated><title type='text'>Duras a Villa Medici.</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:78%;"&gt;Nel &lt;em&gt;Dialogo di Roma&lt;/em&gt; , la Duras non solo riscontra l'impossibilità di filmare Roma, ma giunge a porsi la domanda radicale: Roma è davvero esistita? Le assicurano di si, ma lei sembra avere dei dubbi. Riferendosi a un'altra città, nell'84, sarà J.-C. Rousseau ad affermare perentoriamente che &lt;em&gt;Venise n'existe pas. &lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7655920613229554938-2790216431523570326?l=alessandrocappabianca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/feeds/2790216431523570326/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/2009/03/duras-villa-medici.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7655920613229554938/posts/default/2790216431523570326'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7655920613229554938/posts/default/2790216431523570326'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/2009/03/duras-villa-medici.html' title='Duras a Villa Medici.'/><author><name>Alessandro Cappabianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02665967768030699370</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_-p8nTiYD49o/S9S2Dh23TgI/AAAAAAAAAAs/C5l11q-jOvE/S220/blog.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7655920613229554938.post-4498014255615616230</id><published>2009-02-25T18:23:00.004+01:00</published><updated>2009-02-25T18:47:09.932+01:00</updated><title type='text'>la rabbia di pasolini</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:78%;"&gt;Gli spezzoni di un cinegiornale d'epoca tipo "Mondo libero" (il nome dice già tutto!) erano quanto di più conformista e qualunquistico si potesse immaginare, capaci di far sembrare anche Giovannino Guareschi (che in fondo lavorava su materiale affine) più stupido di quel che in realtà fosse. Il lavoro di Pasolini, perciò, era stato un vero e proprio corpo a corpo con le immagini, nel tentativo di far esprimere loro quello che avrebbero potuto esprimere, ove fossero capitate in mano a un poeta. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;Il "visto da destra" e il "visto da sinistra" che a un certo punto fu la grande trovata del produttore, era dunque già all'opera: viste "da destra" erano le immagini del cinegiornale, con i loro consueti commenti pieni di ironia idiota - viste "da sinistra" erano le stesse immagini, che diventavano un'altra cosa,  restituite alla loro &lt;em&gt;verità&lt;/em&gt;. &lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7655920613229554938-4498014255615616230?l=alessandrocappabianca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/feeds/4498014255615616230/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/2009/02/la-rabbia-di-pasolini.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7655920613229554938/posts/default/4498014255615616230'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7655920613229554938/posts/default/4498014255615616230'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/2009/02/la-rabbia-di-pasolini.html' title='la rabbia di pasolini'/><author><name>Alessandro Cappabianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02665967768030699370</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_-p8nTiYD49o/S9S2Dh23TgI/AAAAAAAAAAs/C5l11q-jOvE/S220/blog.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7655920613229554938.post-1725479365022002557</id><published>2009-02-23T11:16:00.003+01:00</published><updated>2009-02-23T11:27:13.356+01:00</updated><title type='text'>il dubbio</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;em&gt;Il dubbio&lt;/em&gt; sembra un film girato quarant'anni fa, con tutti gli stereotipi del cinema teatrale, come allora si pensava dovesse essere fatto, per nascondere il fatto che lo fosse. Per esempio: se c'è una scena lunga di dialogo, farla cominciare (o proseguirla) in esterni, così sembra più "cinema"; oppure, sottolineare i momenti culminanti con effetti "filmici" (qui, improvvisi temporali, con tuoni e pioggia;  lampadine che saltano; la nevicata di piume che illustra la predica di padre Brendan)... &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;Meryl Streep, poi, sembra il diavolo. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;Insopportabile.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7655920613229554938-1725479365022002557?l=alessandrocappabianca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/feeds/1725479365022002557/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/2009/02/il-dubbio.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7655920613229554938/posts/default/1725479365022002557'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7655920613229554938/posts/default/1725479365022002557'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/2009/02/il-dubbio.html' title='il dubbio'/><author><name>Alessandro Cappabianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02665967768030699370</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_-p8nTiYD49o/S9S2Dh23TgI/AAAAAAAAAAs/C5l11q-jOvE/S220/blog.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7655920613229554938.post-7743659725154735233</id><published>2009-02-18T10:47:00.006+01:00</published><updated>2009-02-18T16:57:05.531+01:00</updated><title type='text'>Benjamin Button</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:78%;"&gt;All'inizio di &lt;em&gt;Benjamin Button &lt;/em&gt;(siamo nel 1918), un orologiaio cieco istalla nella stazione di New Orleans un orologio le cui lancette, tra la sorpresa generale, girano all'indietro. Invenzione di cui l'autore è il primo a percepire la stranezza, adducendo a sua scusante il sogno d'un rovesciamento del tempo che magari permetterebbe la resurrezione e il ritorno dei soldati (uno è suo figlio) appena caduti in Europa nella Grande Guerra: sogno che il cinema realizza, proiettando all'indietro le scene d'una battaglia, durante la quale i combattenti, correndo in un assalto a ritroso, si rialzano dopo essere stati colpiti, tornano a vivere &lt;em&gt;dopo&lt;/em&gt; che sono morti. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;Ma si tratta appunto d'un sogno, di una fantasia, di uno scenario immaginario, suggerito dal dolore lancinante per una perdita &lt;em&gt;contro natura&lt;/em&gt;: un padre che sopravvive al figlio. Quando il rovesciamento temporale si realizza effettivamente, con la nascita d'un bambino vecchissimo, Benjamin, destinato non a morire presto, come credono i medici, ma a ringiovanire man mano che il tempo passa, fino a tornare bambino sul serio, il paradosso mostra tutta la sua spaventosa efferatezza: la morte allora porterà via un bambino, cullato tra le braccia d'una moglie che assume le sembianze d'una madre. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;L'orologio che gira all'indietro, nel frattempo è stato disattivato, sostituito da uno moderno, elettronico. Il magazzino in cui stava a prendere polvere è invaso dall'acqua dell'uragano Katrina. Catastrofe, Titanic del tempo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7655920613229554938-7743659725154735233?l=alessandrocappabianca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/feeds/7743659725154735233/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/2009/02/allinizio-di-benjamin-button-siamo-nel.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7655920613229554938/posts/default/7743659725154735233'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7655920613229554938/posts/default/7743659725154735233'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/2009/02/allinizio-di-benjamin-button-siamo-nel.html' title='Benjamin Button'/><author><name>Alessandro Cappabianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02665967768030699370</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_-p8nTiYD49o/S9S2Dh23TgI/AAAAAAAAAAs/C5l11q-jOvE/S220/blog.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7655920613229554938.post-736920812898436044</id><published>2009-02-15T09:32:00.004+01:00</published><updated>2009-02-15T10:00:18.230+01:00</updated><title type='text'>Katyn</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;em&gt;Katyn &lt;/em&gt;non è un film "bello". O meglio, lo è, per ragioni non principalmente "estetiche". E' uno di quei film girati sulla propria pelle, dedicato "ai miei genitori" (uno dei quali, il padre, ucciso nel 1940, proprio in quella strage) da un regista ultraottantenne. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;E' un film che Wajda non avrebbe mai immaginato di poter girare, fino una ventina di anni fa, quando non il socialismo, ma la sua menzogna, sembrava dovesse durare in eterno, come il Reich millenario. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;Film che lascia annichiliti, mostrando come la storia non implichi affatto il monopolio della verità, ma si possa manipolare  secondo le convenienze dei potenti del momento.  Di più: se  infine  alla verità si riesce ad approdare, questo avviene perché arriva il momento &lt;em&gt;in cui la verità conviene (ai nuovi potenti)&lt;/em&gt; - ma allora, che sia la verità è questione secondaria, salvo, forse, per chi ha vissuto tutta la propria vita nella speranza di poterla dire, un giorno. &lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7655920613229554938-736920812898436044?l=alessandrocappabianca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/feeds/736920812898436044/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/2009/02/katyn.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7655920613229554938/posts/default/736920812898436044'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7655920613229554938/posts/default/736920812898436044'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/2009/02/katyn.html' title='Katyn'/><author><name>Alessandro Cappabianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02665967768030699370</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_-p8nTiYD49o/S9S2Dh23TgI/AAAAAAAAAAs/C5l11q-jOvE/S220/blog.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7655920613229554938.post-2941660260291382180</id><published>2009-02-12T10:20:00.003+01:00</published><updated>2009-02-12T10:53:33.638+01:00</updated><title type='text'>fine-vita</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;"&gt;"La morte è una cosa naturale (come la vita)": suona buffo dover constatare che questa cosa "ovvia", oggi non è più vera per niente. La morte si può "rimandare" quasi indefinitamente, in certi casi - ma questo non significa che, nell'attesa, si possa dire di "vivere".   &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:78%;"&gt;In effetti mancano ancora le parole per definire questo stadio intermedio, che non è più vita e non è ancora morte, e ciò è naturale, data la novità della situazione. Dire che si tratta sempre di vita , è semplicistico - dire che ormai siamo di fronte a un "vegetale", è riduttivo. Si può parlare di "vita sospesa" come di "morte sospesa" - però mi sembra che "morte sospesa" fotografi meglio lo stato delle cose. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:78%;"&gt;Non si tratta quindi di lasciar vivere, ma di lasciar morire. La vera inciviltà, la vera violenza, sta nel non lasciar morire. &lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7655920613229554938-2941660260291382180?l=alessandrocappabianca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/feeds/2941660260291382180/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/2009/02/fine-vita.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7655920613229554938/posts/default/2941660260291382180'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7655920613229554938/posts/default/2941660260291382180'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/2009/02/fine-vita.html' title='fine-vita'/><author><name>Alessandro Cappabianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02665967768030699370</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_-p8nTiYD49o/S9S2Dh23TgI/AAAAAAAAAAs/C5l11q-jOvE/S220/blog.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7655920613229554938.post-4781863649007523806</id><published>2009-01-21T16:43:00.006+01:00</published><updated>2009-01-21T23:48:30.965+01:00</updated><title type='text'>tony manero/lasciami entrare</title><content type='html'>Visto l'altro ieri &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Lasciami entrare. &lt;/span&gt;Visto ieri &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Tony Manero.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Il primo parla d'una bambina/vampiro in Svezia, il secondo del Cile al tempo di Pinochet.&lt;br /&gt;Niente in comune, specialmente sul piano  stilistico.&lt;br /&gt;Il film di Alfredsen è stilisticamente molto raffinato. Le inquadrature sono organizzate in modo che ci sia sempre a fuoco &lt;span style="font-style: italic;"&gt;un solo piano per volta &lt;/span&gt;e tutto il resto  rimanga  un po'  indistinto,  flou. Alla lunga, la cosa risulta (almeno per me) insopportabile.&lt;br /&gt;Il film cileno racconta in modo volutamente squallido le vicende d'una vita squallida - quella di un vecchio attore fallito, che per vincere un concorso televisivo per il migliore imitatore di Tony Manero non esita a uccidere e derubare altre persone. Film soltanto dignitoso, ma tutto sommato lo preferisco alla pretenziosità dell'altro.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7655920613229554938-4781863649007523806?l=alessandrocappabianca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/feeds/4781863649007523806/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/2009/01/tony-manerolasciami-entrare.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7655920613229554938/posts/default/4781863649007523806'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7655920613229554938/posts/default/4781863649007523806'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/2009/01/tony-manerolasciami-entrare.html' title='tony manero/lasciami entrare'/><author><name>Alessandro Cappabianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02665967768030699370</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_-p8nTiYD49o/S9S2Dh23TgI/AAAAAAAAAAs/C5l11q-jOvE/S220/blog.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7655920613229554938.post-1355902808948632910</id><published>2009-01-19T10:47:00.003+01:00</published><updated>2009-01-19T11:19:03.376+01:00</updated><title type='text'>retrospettiva di jean eustache a villa medici</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:Arial;font-size:78%;"&gt;Eustache è il poeta del nomadismo urbano. I suoi personaggi vagano per le strade di Parigi (o di altre città) un po' come i flaneurs baudelairiani. Però amano compiere diverse soste, stazionare nei caffè, nei bar, nei bistrot, sedere ai tavoli sorseggiando una birra o un pernod, soli o in compagnia d'una ragazza o d'un amico.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:78%;"&gt;La gente che se ne va frettolosa per i fatti suoi fornisce lo spettacolo a questi divini sfaccendati, che si rifiutano tenacemente, si direbbe eroicamente, di "impiegare il tempo". L'unico modo nobile di impiegarlo, in effetti, è quello di &lt;em&gt;perderlo&lt;/em&gt;. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:78%;"&gt;Non sappiamo bene che lavoro faccia Alexandre (Léaud), in &lt;em&gt;La maman et la putain,&lt;/em&gt; anzi, non sembra proprio che lavori. Non ha mai una lira in tasca, chiede prestiti a tutti. Al massimo possiamo dedurre quali siano i suoi interessi da certe osservazioni casuali sul cinema e Murnau, su Carné e Elio Petri... Lo stesso Léaud, in &lt;em&gt;Le pére Noel&lt;/em&gt;, messo alle strette, si trova un buffo lavoro da Babbo Natale, o fa l'inserviente in una sala di Bingo. I due amici di &lt;em&gt;Les mauvaises fréquentations &lt;/em&gt;tirano avanti, a quanto pare, rubando il portafoglio alle ragazze che riescono a rimorchiare.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:78%;"&gt;Guardare la città, lasciarsi scorrere davanti il suo inarrestabile dinamismo, è in fondo il loro vero lavoro, grazie al quale anche noi guardiamo, sia che la mdp li talloni nei loro vagabondaggi, sia che lasci scorgere il traffico dei veicoli e dei passanti riflesso nelle vetrate dei caffè all'aperto, come uno schermo nello schermo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:78%;"&gt;Ma i vagabondaggi notturni mostrano una città diversa, che lascia emergere, allora, la solitudine di fondo e la malinconia dei personaggi - quella malinconia e quella solitudine che rendono indimenticabile il finale di &lt;em&gt;La maman et la putain&lt;/em&gt;. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:78%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:78%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:78%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:78%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7655920613229554938-1355902808948632910?l=alessandrocappabianca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/feeds/1355902808948632910/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/2009/01/retrospettiva-di-jean-eustache-villa.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7655920613229554938/posts/default/1355902808948632910'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7655920613229554938/posts/default/1355902808948632910'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/2009/01/retrospettiva-di-jean-eustache-villa.html' title='retrospettiva di jean eustache a villa medici'/><author><name>Alessandro Cappabianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02665967768030699370</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_-p8nTiYD49o/S9S2Dh23TgI/AAAAAAAAAAs/C5l11q-jOvE/S220/blog.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7655920613229554938.post-1856779028719034881</id><published>2009-01-18T18:57:00.000+01:00</published><updated>2009-01-18T19:07:04.541+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family: arial;"&gt;Su questo blog intendo annotare momenti notevoli e intuizioni critiche derivanti dalle mie visioni cinematografiche o teatrali nonché dalle mie letture. &lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7655920613229554938-1856779028719034881?l=alessandrocappabianca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/feeds/1856779028719034881/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/2009/01/su-questo-blog-intendo-annotare-momenti.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7655920613229554938/posts/default/1856779028719034881'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7655920613229554938/posts/default/1856779028719034881'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessandrocappabianca.blogspot.com/2009/01/su-questo-blog-intendo-annotare-momenti.html' title=''/><author><name>Alessandro Cappabianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02665967768030699370</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_-p8nTiYD49o/S9S2Dh23TgI/AAAAAAAAAAs/C5l11q-jOvE/S220/blog.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
